I nodi della legalità. Riciclaggio, uffici pubblici poco sensibili. Molti funzionari dello Stato neppure sanno che è obbligatorio segnalare le operazioni sospette

di Ranieri Razzante
Economia

La Pubblica Amministrazione è sguarnita sul riciclaggio. L’Unità di Informazione Finanziaria nel suo ultimo Rapporto ha rivelato di aver ricevuto 71.700 segnalazioni di operazioni sospette: 7mila più del 2013. Tuttavia, il contributo segnaletico proveniente dagli uffici della Pubblica amministrazione rimane troppo modesto: nel 2014 sono pervenute all’UIF solo 18 segnalazioni, con un ulteriore calo rispetto all’anno prima (23 segnalazioni). Eppure, presidio centrale della disciplina antiriciclaggio continua ad essere l’obbligo proprio per la Pubblica amministrazione di individuare e comunicare tempestivamente le operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Ruolo che fino ad oggi gli uffici pubblici non hanno mostrato di avere compreso fino in fondo. Si tratta di una vulnerabilità tutt’altro che trascurabile; è sufficiente pensare agli ambiti di competenza delle pubbliche amministrazioni – ad esempio, appalti pubblici o finanziamenti comunitari – che rappresentano settori particolarmente appetibili per la criminalità.

AVANTI A PICCOLI PASSI
L’anno scorso sono stati siglati protocolli tra l’ANAC e l’UIF, nonché tra quest’ultima e il Comune di Milano; inoltre l’UIF, in collaborazione con i Ministeri competenti, ha avviato una riflessione sulla definizione degli indicatori di anomalia per la Pubblica Amministrazione. Ma è necessario sensibilizzare di più il settore pubblico sul tema, anche rafforzando la collaborazione tra le varie Autorità. Molti enti non sanno nemmeno di essere destinatari di questo dovere fondamentale, di dover nominare un funzionario responsabile delle segnalazioni, di dover formare adeguatamente il personale.