I tecnocrati già sbarrano la strada a Tsipras. Fmi, Bce ed Eurogruppo. Tutti i paletti alla Grecia. No a un taglio del debito greco e delle tasse

I poteri forti della tecnocrazia europea danno il loro benvenuto ad Alexis Tsipras. Un benvenuto per modo di dire, visto che ieri sono piovuti soltanto paletti intorno al nuovo premier greco, che in pochi anni è riuscito a portare al governo il suo movimento Syriza proprio basandosi su messaggi antiausterità. Il fatto è che la varie tecnocrazie, dall’Eurogruppo alla Bce, nonostante il trionfo di Tsipras non hanno perso un attimo per ricordare che la Grecia è ancora sotto “tutela”. Al gruppo, peeraltro, si è aggiunta anche una gamba importante della cosiddetta “troika”, ovvero il Fmi (Fondo monetario internazionale). Insomma, il nuovo premier è avvisato. Anche se c’è chi ritiene che quello andato in scena ieri sia un gioco delle parti e che le trattative sul debito ellenico alla fine potrebbero arrivare a qualche concessione.

I PASSAGGI
Ieri è stata una giornata di riunioni in Europa praticamente a ogni livello. Spinoso, sul nuovo corso in Grecia, è stato il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem. Per il coordinatore dei ministri delle finanze dell’Eurozona nell’Ue non c’è “sostegno per un taglio del debito greco”, dal momento che “abbiamo già fatto molto negli ultimi due anni per alleviarne il peso, in termini di tassi di interesse, di maturità dei titoli e di scadenze”. In ogn i caso, ha subito dopo puntualizzato, ora “è troppo presto per dire se il debito è sostenibile”. Insomma, se ne discuterà solo dopo “la quinta revisione della troika, che non è stata completata”. Accoglienza ostica riservata a Tsipras anche da parte del numero uno del Fmi, la francese Christine Lagarde. “Ci sono regole interne della zona euro da rispettare”, ha esordito senza mezzi termini la Lagarde, che poi ha lanciato direttamente un avvertimento al paese ellenico: “Non possiamo fare categorie speciali per questo o quel Paese”. Per quanto concerne poi le critiche avanzate in questi anni da Syriza, il numero uno del Fmi ha chiarito che le richieste del Fondo non riguardano “misure di austerity, ma riforme profonde che ancora non sono state fatte”. Anche in questo caso, quindi, parole tutt’altro che accomodanti nei confronti delle aperture pretese da Tsipras.

GLI ALTRI
Per un giorno si sono ritrovati su posizioni simili anche Mario Draghi, presidente della Bce, e Jens Weidmann, il falco tedesco che fino all’ultimo ha contestato il “quantitative easing” lanciato dall’Eurotower. Per Draghi, di cui ieri sono state rese note alcune risposte all’Europarlamento dei giorni precedenti, “nonostante gli incrementi degli ultimi anni in Grecia la pressione fiscale si attesta al 34,2% nel 2013, ben al di sotto sia della media della zona euro che dell’Unione Europea a 28”. Un modo per sbarrare la strada ad alcune delle più ficcanti promesse elettorali fatte da Tsipras proprio in direzione di un abbassamento delle tasse. Secondo Weidmann “il programma di aiuti di cui la Grecia beneficia potrà proseguire solo se verranno mantenute le condizioni sottoscritte. Credo che sia anche nell’interesse del governo greco fare il necessario per affrontare i suoi problemi strutturali”. Per carità, c’è chi sostiene che al momento gli effetti delle elezioni greche siano ancora troppo freschi e che tutte le parti in causa giochino a interpretare il loro ruolo. Per il momento Tsipras è avvisato.

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