Ignorato il carnevale romano. Meglio il capodanno cinese. Saltata la storica sfilata del martedì grasso. La Raggi snobba una delle tradizioni della città

di Cristina Panzironi
Roma

Effetti del multiculturalismo: il capodanno cinese festeggiato a Roma. Effetti del provincialismo italiano combinato con la mancanza di memoria e rispetto delle nostre tradizioni: neppure Roma festeggia più il carnevale romano. E poi ci si meraviglia che attorno all’identità nazionale si consumi buona parte del dibattito dell’attuale campagna elettorale! Così la decisione presa dal Campidoglio sul carnevale di Roma a molti non ha fatto ridere affatto. Il sipario infatti non si è aperto sulla festa che in passato ha avuto tra via del Corso e Piazza del Popolo la sua vetrina naturale, per far posto ai riflettori accesi invece sul Capodanno cinese. “Il Carnevale Romano è una festa identitaria fondamentale per ritrovarsi uniti in una tradizione culturale, e importante anche sul piano del lavoro. Non si può più sentir dire che con la cultura non si mangia”, spiega a La Notizia Marco Lepre, Presidente dell’Associazione Carnevale romano. “La conseguenza è che quest’anno non abbiamo potuto organizzare la decima edizione del più antico tra i Carnevali italiani, un carnevale raccontato da artisti del calibro di Goethe, Dumas padre e dipinto da grandi pittori del tempo; un carnevale che in questi anni abbiamo valorizzato facendo tornare protagoniste arti dimenticate come quella equestre, pirotecnica e stringendo collaborazioni e accordi con grandi città: Cordoba per quanto riguarda il settore equestre, San Pietroburgo con i suoi eccellenti ballerini…”

Addio cultura – E allora perché quest’anno il Carnevale romano si è dovuto accontentare di eventi e feste in maschera che poco hanno a che fare con storia, cultura e tradizioni? “Il problema non è politico ma soprattutto culturale, sono anni che ripetiamo la tradizione del carnevale di Roma. Ma questa città continua a organizzare gli eventi all’ultimo momento non sfruttando, così, le loro potenzialità. Già dal 2015 abbiamo portato avanti la manifestazione mettendoci molto di nostro, a livello economico e di impegno in tempo e lavoro. Credo che la storia di quest’anno sia sintomatica di quella del carnevale romano: ci sono Papi che hanno paura della maschera e la vietano e Papi che invece lo fanno durare 9 mesi. Oggi sono arrabbiato per tutte le persone e i volontari che hanno creduto al nostro racconto. Non nascondiamo quindi il dolore per questa assenza, perché sembra che la nostra passione non trovi corrispondenza, però siamo certi che il carnevale romano tornerà”. Perché, come dice Goethe: “Il Carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo dà a se stesso”.