Il bando fa acqua da tutte le parti, il vino resta senza vetrina. Così viene penalizzato l’export negli Usa e in Cina

di Stefano Iannaccone
Cronaca

I fondi ci sono, oltre 13 milioni di euro per il 2016/2017: messi sul piatto dall’Unione europea. Il prodotto è fuori discussione: il vino italiano ha pochi rivali al mondo. E la buona volontà non manca, visto che le aziende si sono messe all’opera per ottenere i finanziamenti a disposizione nell’ambito del bando “promozione sui mercati dei Paesi terzi” dell’Organizzazione Comune di mercato (Ocm) Vino. Il progetto prevede l’assegnazione di contributi a fondo perduto per le spese relative alla promozione del vino all’estero: soldi preziosi per far conoscere il vino italiano sui mercati al di fuori dell’Ue, dalla Cina agli Stati Uniti. Un’autentica miniera d’oro da sfruttare. A mancare, però, è la chiarezza del Governo, nello specifico del ministero delle Politiche agricole guidato da Maurizio Martina. Perché il bando, pubblicato per la distribuzione dei fondi, presentava dei punti poco chiari ed è per questo finito sotto la mannaia dei ricorsi al Tar, che dovrebbe pronunciarsi a marzo.

Senza parole – C’è così il rischio che i giudici amministrativi indichino una nuova graduatoria. Il risultato? “Anche chi ha ricevuto gli stanziamenti sta evitando di spenderli per paura che una sentenza li costringa alla restituzione”, spiega a La Notizia Filippo Gallinella, deputato del Movimento 5 Stelle, che ha già presentato più di un’interrogazione per chiedere chiarimenti. Il tutto mentre Paesi concorrenti, vedi Francia e Spagna, stanno usando le risorse per pianificare partecipazioni a fiere ed eventi internazionali. Mettendo le mani su fette di mercato ricche e in espansione, dove il Made in Italy potrebbe sbaragliare la concorrenza. Eppure il vino è una delle fonti di ricchezza per l’economia italiana. Nel 2016, secondo i dati della Coldiretti, il settore ha fatto registrare un incremento delle esportazioni del 3% rispetto all’anno precedente, con un giro di affari superiore ai 5 miliardi di euro.

Difesa d’ufficio – Il sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione, ha difeso l’operato del Governo. “Il Ministero ha introdotto una procedura di valutazione dei progetti nazionali di promozione del vino, che tiene conto di criteri innovativi per garantire la massima trasparenza nelle procedure”, ha spiegato in commissione Agricoltura alla Camera. E ha respinto l’accusa di immobilismo: “Per quanto riguarda la gestione della misura di promozione si è svolta, presso il Ministero il 23 gennaio, una specifica riunione”. A questo incontro hanno presenziato le amministrazioni regionali e provinciali, ma anche l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), che ha il compito materiale di erogare i fondi. Il problema è che, di fronte alla richiesta di chiarimenti, il ministero “fa  scena muta sulle eventuali strategie messe in campo”, ha evidenziato Gallinella. Manca una replica chiara, insomma. E dire che la soluzione non appare tanto difficile. “Il ministero dovrebbe garantire l’arrivo dei fondi, indipendentemente dalla sentenza del Tar, assumendosi le responsabilità, anche economiche, sulle contestazioni avanzate sul bando”.