Il caso Toschi è un siluro al Governo. Le Fiamme gialle sono nel caos, ma i bersagli sono Renzi e Verdini

Il primo bersaglio, ma non il più importate, è il nuovo comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi. Un problema per Verdini e Renzi.

Stavolta il messaggio è violentissimo. Ed è di quelli in grado di generare il più alto dei sospetti. La realtà è che giorno dopo giorno, con un bel contributo esterno, il cerchio si sta stringendo intorno al Governo guidato da Matteo Renzi. Ma quello sparato ieri sulle pagine di Repubblica è un siluro. Il primo bersaglio, ma non il più importate, è il nuovo comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi. Il quale è stato nominato da Renzi, uno dei veri bersagli. In mezzo finisce anche l’imprenditore Riccardo Fusi, già passato per le forche caudine della cricca dei grandi eventi. Ma soprattutto vicino a Denis Verdini, leader di Ala, vera stampella del Governo Renzi e per questo altro bersaglio primario.

L’ABBRIVIO
Fatto sta che il quotidiano, da vecchissimi atti di inchiesta che riguardano il crac del Credito cooperativo fiorentino, banca allora molto vicina a Verdini, ritira fuori documenti a dir poco impolverati, che risalgono al 2010. Ed ecco dopo sei anni di silenzio spuntare fuori due fatture per due soggiorni in un albergo a quattro stelle di Bergamo effettuati da Toschi. Correva l’anno 2008, e Toschi all’epoca era un pezzo grosso della Gdf in Toscana. Ora, il processo per la bancarotta del Credito Cooperativo fiorentino è in corso, e Fusi e Verdini sono entrambi imputati. Invece non risultano, come pare di capire anche da quanto scrive Repubblica, contestazioni a carico di Toschi. Per carità, adesso per il comandante generale della Guardia di Finanza si aprirà un periodo come minimo di fibrillazioni. Perché certo non è proprio da manuale farsi pagare un soggiorno in albergo da un imprenditore, soprattutto se si è una massima autorità di controllo e si gode di uno stipendio consistente. Ma non c’è dubbio che tirare fuori oggi una scatola sepolta in un deposito del tribunale per mettere in difficoltà il numero uno delle Fiamme Gialle, ma soprattutto il premier che lo ha voluto, è a dir poco inquietante. E quest’ultima novità non può non fare il paio con le inchieste incrociate sul faccendiere Lino Pizza e su ambienti vicini al Nuovo centrodestra, guarda caso altra forza (seppur in disgregazione) che sostiene il Governo, e su Stefano Ricucci, immobiliarista che in questa vicenda lega la sua parabola anche a episodi di notti in albergo pagate ad alti magistrati.

IL CANOVACCIO
Insomma, in qualunque modo la si voglia mettere l’impressione è che messaggi in codice e autentici siluri vengano sparati su Matteo Renzi e sul Governo. La cui tenuta, anche alla luce delle ultime novità, appare sempre più appesa a un filo. Forse si tratta del tenue filo del referendum sulle riforme costituzionali. Certo è che il Paese continua ad affrontare percorsi scanditi dai blitz della magistratura e della Guarda di Finanza. Un corpo, quest’ultimo, da tempo dilaniato da faide interne che non accennano a rientrare. Basti pensare alle intercettazioni venute fuori nei mesi scorsi, dove si svelava come l’ex numero due delle Fiamme Gialle Michele Adinolfi ambisse fortemente al posto di comandante generale sin dai tempi di Saverio Capolupo, al punto da lamentarsi al telefono con Luca Lotti per l’imprevista conferma del superiore prima del tempo.