Il cinema a 2 euro non basta. Le sale restano al verde e gli aiuti stanziati dallo Stato ancora non si vedono

di Antonello Di Lella
Cultura

Con le file chilometriche davanti alle sale il successo del cinema a 2 euro di Dario Franceschini è innegabile. Almeno per il pubblico che da settembre ormai, ogni secondo mercoledì del mese, prende d’assalto le sale. Come accaduto d’altronde anche ieri sera. Ma l’iniziativa tanto apprezzata dai fruitori, non è vista così di buon grado dai gestori dei cinema. Che attendono ormai da 50 anni un concreto sostegno al settore piuttosto che un intervento spot come quello voluto dal ministro dei Beni Culturali Franceschini. Il riferimento è presto detto: nel mirino c’è l’entrata in vigore della legge sulla “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo” (n.220 del 2016). Una misura che non ha portato alcun effetto concreto perché mancano ancora i decreti attuativi del Governo. Un problema sollevato in Parlamento da un’interrogazione di Antonio Distaso (Gruppo Misto) che ha deciso di porre una serie di questioni a Franceschini.

Cosa resta bloccato – La legge finora “ha abrogato la previgente normativa e le relative forme di sostegno” e nulla più. Eppure con l’approvazione dei decreti necessari permetterebbe di avviare un piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali per almeno cinque anni. Con una dotazione di 30 milioni di euro l’anno dal 2017 al 2019, 20 milioni per il 2020 e 10 milioni per il 2021. Complessivamente 120 milioni che garantirebbero una boccata d’ossigeno ai gestori delle sale cinematografiche con maggiori difficoltà. Oltre al chiarimento sui decreti attuativi, Distaso vuole sapere “per quale motivo, a distanza di oltre un anno dalla legge di stabilità per il 2016 che ha abrogato i contributi in conto capitale per gli investimenti nelle sale cinematografiche trasformandoli in crediti di imposta allo Stato non fruibili, ancora non siano stati emanati i regolamenti attuativi per consentire alle sale di percepire le relative agevolazioni fiscali”. Problema ancor più perso nel tempo (ottobre 2014) è quello relativo alla mancata adozione della decisione della Commissione europea per l’abolizione dei tetti di aiuti de minimis, dei crediti d’imposta previsti per la digitalizzazione delle sale cinematografiche.

Cinema 2day – Nel frattempo sono stati già fissati altri due mercoledì per il cinema a due euro: il 12 aprile e il 10 maggio. Poi si vedrà. Anche su questo punto l’interrogazione parlamentare chiede lumi. Perché al di là del coinvolgimento popolare, oltre 6 milioni le persone che da settembre a marzo hanno sfruttato l’iniziativa in circa 3 mila sale in tutta Italia, dal Piemonte alla Puglia sta crescendo la fronda dei gestori indignati per un costo del biglietto scontato di circa il 75% rispetto all’ordinario. E che rischia di svuotare le sale il resto della settimana.