Il coraggio infinito di Manuel. Il talento del nuoto rassicura tutti: tornerò. I suoi sicari vili pure dal gip

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Non è da tutti reagire ad un sogno spezzato. Tantomeno quando si finisce su una sedia a rotelle perché feriti da due sicari, in quello che sembra esser stato un tragico scambio di persona. In casi come questi ci può riuscire solo un campione come Manuel Mateo Bortuzzo, il 18 enne talento del nuoto italiano rimasto gravemente ferito nel folle agguato all’Axa di sabato scorso. Ieri il ragazzo invece di prendersela con il destino, piangere o arrendersi, ha sorpreso tutti e con un sorriso, come se fosse la cosa più normale di tutte, ha tranquillizzato amici e parenti: “Vedrete che tornerò più forte di prima”.

A non dire una parola, invece, sono stati il 24 enne Lorenzo Marinelli e il 25 enne Daniel Bazzano che ieri, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Costantino De Robbio, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere nonostante le pesantissime accuse di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dal porto abusivo di armi. Silenzi per i quali è stato più che naturale per il giudice convalidare l’arresto dei due provetti gangster.

Un verdetto scontato perché, come emerge dall’inchiesta del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e del pubblico ministero Elena Neri, il loro scopo era uccidere. Del resto lo ha scritto nero su bianco anche il gip De Robbio che, nell’ordinanza di arresto, ha anche smontato parola per parola il racconto reso dai due giovani sicari. Dichiarazioni considerate del tutto “irreali e inverosimili” oltreché piene di omissioni. In primo luogo quel che non convince il giudice è la ricostruzione del movente letteralmente considerata “lacunosa”, come anche le motivazioni che hanno spinto i due amici di Acilia a costituirsi.

Secondo quanto da loro raccontato, infatti, si sarebbero consegnati alla giustizia perché “Manuel deve avere giustizia”. Ma per il gip le cose sarebbero a dir poco diverse. La decisione, infatti, sarebbe maturata dopo che i due avrebbero avuto notizia dai giornali del ritrovamento della pistola, su cui sapevano essere impresse le impronte del 24 enne, e per questo avrebbero deciso di costituirsi “circoscrivendo la responsabilità al solo Marinelli”. Anche la loro ricostruzione dei fatti, in cui sono stati frequenti i “non so” e “non ricordo”, non sarebbe considerata minimamente attendibile. Ma a sorprendere di più è stata la spiegazione sul possesso della pistola, secondo loro trovata per caso e nascosta sottoterra, che secondo il gip avrebbero “acquistato insieme per tenerla sempre pronta per l’uso”.