Il fantasma del condono infiamma il Governo. Conte suona il gong e ferma le tensioni tra Lega e M5S. Domani il Consiglio dei ministri per siglare l’armistizio

dalla Redazione
Politica

Dopo una giornata ad altissima tensione e di botta e risposta tra Lega e M5S, e soprattutto tra i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con uno scambio di reciproche accuse sulla questione del decreto fiscale e della norma che prevedeva il condono, il premier Giuseppe Conte suona il gong in vista del Consiglio dei ministri in programma domani.

Durissimo lo scambio di accuse a distanza tra Salvini e Di Maio. “Nel testo del decreto letto lunedì sera – si è chiesto il ministro del Lavoro nel corso di una diretta Facebook – c’era la dichiarazione integrativa con dentro il condono penale, dentro i capitali dall’estero? No, perché quello è stato oggetto di una riunione politica e Conte ha letto i termini generali dell’accordo in Consiglio dei ministri. Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto io non ci sto”.

Poco prima il ministro Salvini aveva dichiarato, sullo stesso punto: “Inizio ad arrabbiarmi, perché in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva”. “In quel Consiglio dei ministri – ha detto ancora – un uomo indicato dai 5 stelle leggeva, ed è il presidente del Consiglio, e il leader dei 5 stelle scriveva, ed è Di Maio”. Aggiungendo che “il documento oggetto di scandalo di cui alla Lega e a Salvini non frega nulla è stato letto dal presidente del Consiglio e verbalizzato dal ministro Di Maio”. Nel pomeriggio, parlando dal Trentino, Salvini aveva rincarato la dose affermando che se “i cinque stelle hanno cambiato idea, basta dirlo”. “Se Fico e Di Maio hanno cambiato idea – ha aggiunto il ministro dell’Interno -, basta dirlo, noi siamo qui. Se lo spread arriva a 350 perché questi litigano è un problema. Io domani vado a Roma, sereno, riscriviamo e rileggiamo tutto, però, ripeto, la verità è che in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva”.

A mettere una toppa sul decreto fiscale è poi arrivato un lungo chiarimento di Palazzo Chigi.  “La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei Ministri – si legge nella nota – non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’articolo 9: questa norma risultava in bianco proprio perché l’accordo politico è stato raggiunto poco prima e gli uffici non hanno fatto in tempo a tradurlo sul piano della formulazione tecnico-giuridica”.  Palazzo Chigi ha chiarito anche che la cosiddetta dichiarazione integrativa (condono: art. 9) “è stata oggetto di una discussione politica che si è protratta a lungo sino all’inizio dei lavori del Consiglio dei Ministri, su di essa si è formato un accordo politico e sulla base di esso, riassunto dal Presidente Conte a beneficio dei presenti, si è entrati in consiglio dei ministri”. “A Consiglio avviato – prosegue la nota – è stato portato al presidente Conte un foglio contenente una prima traduzione tecnica dell’accordo politico: in pratica l’articolo 9 sulla dichiarazione integrativa. Il foglio non è stato distribuito a tutti i ministri presenti e il Presidente si è limitato a riassumere a beneficio di tutti i termini dell’accordo raggiunto sul punto, riservando a un momento successivo la verifica tecnica come e’ normale che sia per tutte le disposizioni giuridiche”.