Il Far West delle Ong. Budget da multinazionali con ciurme di volontari. Nel 2016 entrate per oltre 692 milioni. Tra indagini aperte e poca trasparenza

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Di casi di volontari rapiti le cronache degli ultimi anni sono piene. Ieri è scoppiato il caso di Silvia Romano, la 23enne, originaria di Milano, che lavorava per la onlus Africa Milele. Il pensiero, inevitabilmente, corre a Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze rapite ad Aleppo nell’agosto del 2014 e sulle quali tante ombre si sono addensate sia prima che dopo la loro liberazione avvenuta nel gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa con il Fronte al-Nusra. Lo stesso Giulio Regeni, d’altronde, è stato mandato in Egitto secondo alcuni senza i necessari mezzi di sicurezza e senza le dovute garanzie. E parliamo solo dei casi più noti e sui quali tanto si è discusso negli ultimi anni. Ed è di fatto anche per questo che spesso le Ong sono finite sotto l’attenzione mediatica. Nonostante sia nella stragrande maggioranza dei casi lodevole la loro azione tanto da concretizzarsi spesso nell’unico bagliore di umanità davanti all’inanità delle istituzioni, è altrettanto vero che le ombre che a volte si addensano sul loro operato non aiutano.

CHI FINANZIA? – E le ombre possono concretizzarsi anche in numeri ben precisi e che rendono conto del giro di denaro (benefico, per carità) che c’è dietro le Organizzazioni Non Governative. Secondo i dati raccolti dal portale Open Cooperazione, nel 2016 (ultimo dato a disposizione) le associazioni che hanno pubblicato i propri bilanci, hanno raccolto oltre 692 milioni di euro, in costante crescita rispetto agli anni passati: nel 2014 il bilancio complessivo ammontava a 593 milioni, nel 2015 a 655. Se scendiamo nel dettaglio, l’Ong che ha maggiori entrate è Save the Children: 101 milioni di euro nel 2016. A seguire Unicef (60 milioni), Medici senza Frontiere (56 milioni), Intersos (49 milioni), Emergency (48). Ovviamente parliamo di finanziamenti che nella maggior parte dei casi arrivano da donatori privati. Peccato però che non tutti pubblicano i dati relativi a chi decide legittimamente di donare spesso anche cifre esose. Ma non è l’unico aspetto che incuriosisce: praticamente in tutti i casi i volontari sono più rispetto ai dipendenti. Qualche esempio: la Comunità di Sant’Egidio conta 602 dipendenti e circa 60mila volontari; il Cesvi 645 dipendenti e oltre mille volontari. Anche quando si va sulle navi mirabilmente a salvare migranti. È volontaria, ad esempio, la squadra medica, mentre il personale nautico è, nella maggior parte dei casi, stipendiato. E così il conto complessivo è eloquente: stando sempre ai dati del portale Open Cooperazione, se contiamo solo le prime dieci Ong, parliamo di un giro di soldi di 496 milioni di euro, un totale di 15.217 dipendenti e una ciurma di 77.278 volontari.

OMBRE E INCHIESTE – Tra i finanziatori delle Ong più solerti e più discussi c’è l’imprenditore George Soros, che in passato ha finanziato con 500mila euro Moas e, in misura minore, anche Sos Méditerranée e Save the Children. Ed è proprio su Moas e su Soros che in passato si sono addensate ombre. Emergency dava 230mila euro alla Ong maltese per essere presente in mare con la loro nave. L’accordo è saltato dopo che Moas ha accettato la più vantaggiosa proposta economica della Croce Rossa (400mila euro). Un comportamento che lascia pensare che, accanto a ragioni economiche, ci siano altre motivazioni che giustificano l’impegno umanitario. A quelle che per alcuni sono ombre finanziarie, però, si aggiungono anche quelle giudiziarie. Due giorni fa la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Catania sulla nave Aquarius della Ong Medici senza Frontiere per smaltimento illecito di rifiuti. Ma non è l’unica inchiesta ancora aperta sull’attività delle Organizzazioni Non Governative. A luglio scorso la Procura di Trapani ha inviato venti avvisi di garanzia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina all’equipaggio della nave Juventa, della Ong tedesca Jugend Rettet, che nel 2016 avrebbe avuto contatti con trafficanti libici. Anche se, specifica la Procura, “non per fini illeciti, ma solo per scopi umanitari”.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

A rettifica dell’affermazione (citiamo testualmente) “Il Cesvi 645 dipendenti e oltre mille volontari” chiariamo che al 31/12/2017, come risulta dal Bilancio di Missione 2017, pubblicato nell’anno in corso e disponibile sul sito (www.cesvi.org), le risorse umane dell’organizzazione ammontano in totale a 1.198 unità suddivise come segue: 1.080 collaboratori locali (local staff) in servizio nei paesi interessati da attività di progetto; 45 cooperanti espatriati, in servizio nelle sedi estere; 59 dipendenti nella sede centrale di Bergamo; 14 volontari del servizio civile nazionale. I dati ufficiali, dichiarati nel Bilancio di Missione 2017, segnalano 1.087 volontari, intesi come singoli individui che hanno reso prestazioni spontanee in occasione di iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi, esclusivamente in Italia e non all’estero. Più precisamente, in riferimento al tema della sicurezza e ai mezzi adottati a beneficio del personale espatriato in servizio presso le sedi dell’organizzazione, ci teniamo a precisare che Cesvi ha riconosciuto nella Policy Risorse Umane la propria responsabilità nel garantire il benessere fisico e psicosociale dello staff prima, durante e al termine della collaborazione. Nell’ultimo decennio il livello di adempienza degli standard di sicurezza che viene richiesto a un datore di lavoro per la tutela dei propri operatori (Duty of Care) è sensibilmente aumentato, rendendo obsoleti e superati criteri un tempo considerati adeguati; ciò concerne l’obbligo legale e morale di salvaguardare i dipendenti e coloro che agiscono per conto dell’organizzazione da un rischio ragionevolmente prevedibile. L’informativa di sicurezza garantisce che le risorse siano consapevoli degli strumenti adottati a tutela della loro persona, nonostante sia impossibile eliminare all’origine tutti i rischi che il lavoro sul campo comporta. Aggiungo che, a testimonianza di quanto la sicurezza sia da sempre prioritaria per l’organizzazione, Cesvi ha adottato una policy interna per la sicurezza delle risorse umane e ha previsto, all’interno del proprio organico, un Security Advisor (consulente per la sicurezza) che ha il compito di analizzare i rischi a beneficio di tutto lo staff, con particolare attenzione alle sedi dove è presente personale espatriato. Il Security Advisor provvede, in coordinamento con la Direzione e con i responsabili interni, all’elaborazione della policy generale a tutela di tutto il personale dell’organizzazione e della policy dedicata al personale espatriato. Il Security Advisor è, inoltre, quotidianamente aggiornato sulle condizioni operative del personale in servizio nelle sedi decentrate all’estero ed è a disposizione 24 ore su 24 in caso di richieste di assistenza o segnalazioni in merito a esigenze specifiche e a eventuali criticità. Si interfaccia anche con i security manager locali, supervisiona il loro operato, aggiorna il Ministero degli Esteri e le agenzie internazionali sulla sicurezza nei paesi di competenza. Riteniamo opportuno precisare inoltre che il personale espatriato viene selezionato sulla base di un curriculum qualificato e di competenze specifiche. Tutti i profili professionali ricevono informazioni sulla policy di sicurezza generale. Nel caso di contesti particolarmente critici, è prevista una specifica valutazione del rischio unitamente all’elaborazione di norme che mirano a garantire lo svolgimento delle attività di progetto nella salvaguardia dell’incolumità e del benessere dello staff. Il personale espatriato sottoscrive, all’atto dell’assunzione, le norme sulla sicurezza e riceve, prima della partenza e del conseguente insediamento professionale, un’ulteriore formazione da parte del Security Advisor sulle policy di sicurezza in atto.
La trasparenza, inoltre, è un valore fondante su cui si basano l’identità, la storia e l’impegno di Cesvi. Tutte le informazioni e i dati relativi alle attività, ai donatori, alle risorse umane, sono pubblici e disponibili online. Segnaliamo, infine, sempre in tema di trasparenza, che Cesvi ha vinto per tre volte l’Oscar di Bilancio assegnato da FERPI presso Borsa Italiana a Milano. (Daniela Bernacchi – Direttore Generale Cesvi).