Il Governo spara ancora mance elettorali. Infornata all’Agenzia del Demanio: entrano 88 persone

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Si dirà che per assumere non è mai troppo tardi. E che in fondo c’era la necessità di rimpinguare le piante organiche. Di sicuro, visti i numeri in gioco e la tempistica, l’operazione risulta come minimo curiosa. A due settimane dalle elezioni, l’Agenzia del demanio si è inventata la bellezza di 28 procedure selettive per assumere 88 persone. Gli addetti ai lavori fanno fatica a ricordare un’infornata di queste dimensioni, soprattutto a così pochi giorni dalle urne. Sì, perché incidentalmente ciascuna di queste procedure è stata pubblicata il 15 febbraio, con scadenza prevista per il 28 dello stesso mese. Insomma, 13 giorni per far pervenire le proprie candidature, mentre l’Italia sarà concentrata sull’incerta tornata elettorale.

La ricerca – Il Demanio, guidato dal renzianissimo Roberto Reggi, ex sindaco Pd di Piacenza, a quanto pare è a caccia di diversi profili professionali. Le figure che più ricorrono, all’interno dei vari annunci di selezione, sono quelle di “esperto amministrativo per l’affidamento di contratti pubblici”, “esperto tecnico lavori”, “tecnico strutturista” e via dicendo. Ma una specifica selezione riguarda anche una figura apicale, ovvero il “direttore servizi al patrimonio”. Il futuro emolumento di quest’ultimo non è indicato nella relativa scheda, mentre per quasi tutti gli altri il range stipendiale si attesta tra i 22 e i 32 mila euro l’anno. Secondo quanto si apprende dai documenti, ogni procedura mette in conto una fase di selezione “attitudinale/motivazionale”, seguita da una selezione per valutare le “competenze tecnico specialistiche”. E così, una volta archiviate le elezioni, il Demanio potrebbe ritrovarsi con un bel po’ di dipendenti in più. Oggi l’Agenzia, che svolge lo strategico compito di gestire una bella fetta dell’immenso patrimonio immobiliare pubblico, vanta poco più di mille dipendenti, con un’articolazione niente male: oltre al direttore generale, ci sono quattro aree che riportano direttamente a lui, sei direzioni centrali e 17 direzioni territoriali. Il tutto, in base ai dati reperibili sul sito internet, per un costo complessivo del lavoro di 37,6 milioni di euro.

Gli sviluppi – Ma cosa riserverà il futuro a Reggi? Con il nuovo Governo, naturalmente, i posti chiave sembrerebbero destinati a cambiare. Ma l’incerta composizione delle maggioranze non permette previsioni certe. Nel frattempo Reggi, come è emerso ieri nel corso della presentazione del bilancio 2017 dell’Agenzia, ha annunciato investimenti per 3,2 miliardi nei prossimi 10 anni, tutti per la riqualificazione sismica ed energetica del patrimonio immobiliare dello Stato. Per carità, questo non vuol dire che il direttore del Demanio stia pensando di rimanere in sella per la prossima decade. Ma forse la situazione magmatica lo spinge a sperare di poter strappare qualche altro anno.

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