Il Governo vuole arruolare un esercito di hacker. Il piano del sottosegretario Tofalo per difendere il ciberspazio

di Fabrizio Colarieti
Politica

L’Italia in un prossimo futuro, neanche troppo lontano, potrebbe dotarsi di una forza armata cibernetica per stare al passo con i tempi, proteggere i propri confini nella rete e allo stesso tempo essere in grado di colpire. Di questo nuovo strumento, che si troverebbe ad operare in un teatro di guerra ibrido, ha parlato il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, intervenendo al Cybertech 2018 di Leonardo.

La minaccia cibernetica, secondo l’esponente pentastellato, molto attivo sui temi della sicurezza e dell’intelligence, “è meno armata e più digitale, nata ancor prima del fenomeno del terrorismo internazionale con la creazione della prima rete internet”. “Oggi – ha aggiunto Tofalo – si inizia a percepirla più forte, pervasiva e sofisticata. Tuttavia seppur tanto se ne parla, è ancora poco quello che si fa per contrastarla”. Tofalo definisce il dominio cyber “come qualcosa di materiale perché ha una sua fisicità”. “Ci sono – ha aggiunto – i poco conosciuti cavi sottomarini intercontinentali che permettono il trasferimento dei dati ed il collegamento delle nazioni ad internet; gli Internet Exchange Point sparsi in Italia (uno dei più importanti è proprio a Roma) che sono dei grossi hub che permettono a tutti i provider, nazionali e internazionali, di ‘incontrarsi’ e collegarsi; i data center che contengono e gestiscono una quantità enorme di dati”.

Tuttavia, su questo fronte, l’Italia non è all’anno zero. Il sottosegretario Tofalo ha parlato delle funzioni del Comando interforze per le operazioni cibernetiche (Cioc), che già opera alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore della Difesa, creato proprio per rafforzare le capacità di difesa da attacchi cibernetici attraverso la protezione delle reti militari.

“All’attuale stato dell’arte – ha detto ancora il sottosegretario alla Difesa – si stanno delineando due modelli di riferimento che hanno effetti sulla democrazia e sulla società. Da una parte c’è il modello forte, quello statunitense, dall’altra, in contrapposizione, quello cinese. In questo quadro manca l’Europa. È necessario ampliare le garanzie funzionali ed estenderle anche in ambito Difesa. Un progetto sul quale sto già lavorando è quello di costituire a una Forza Armata cibernetica per stare al passo con i tempi. La priorità del Governo – ha detto ancora Tofalo – è quella di potenziare le capacità cyber e, per quanto riguarda la Difesa, ciò si potrà fare acquistando un carro armato in meno, un aereo in meno, una nave in meno. Stiamo lavorando sulla proposta del fondo europeo per la difesa che prevede 13 miliardi suddivisi in 4,1 miliardi per la ricerca e 8,9 per la realizzazione e collaudo, con particolare attenzione agli aspetti cyber. La priorità – ha concluso Tofalo – è investire nella formazione e rendere sicure le reti, in pratica far si che ‘l’attaccante’ debba spendere elevate somme per condurre le proprie azioni offensive”.

Cosa rischia il Paese, lasciando indifesa la backdoor aperta sul ciberspazio, lo ha riassunto Tofalo simulando uno scenario, nemmeno tanto peregrino, di un attacco alla rete elettrica o a quella idrica “che potrebbe causare, in tempi brevissimi, scenari che finora abbiamo solo visto nei film”.