Il mini-Tav è una supercazzola. La decisione sarà chiara. Parla Carabetta (M5S): “Nessun ripensamento, no all’opera. Una linea merci con la Francia c’è già, si potenzi quella”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

La domanda da cui bisognerebbe partire è una soltanto: “cosa si intende per mini-Tav? Quando si parla di mini-Tav di cosa si parla? Lei l’ha capito? Io, le dico la verità, no”. La battuta di Luca Carabetta, deputato M5S piemontese e profondo conoscitore della partita che si sta giocando intorno alla Torino-Lione, svela la fallacia di un’alternativa che, in realtà, non c’è. “Il commissario Foietta, che non è proprio nelle nostre corde, ha detto chiaramente anche lui che non c’è alcun progetto alternativo alla Torino-Lione”.

E perché allora questa ipotesi continua a far capolino nel dibattito politico e sui media?
“È un gioco di pura fantasia. Tant’è che quando qualcuno un tempo parlava di mini-Tav, in realtà si riferiva a un ragionamento che è stato considerato in passato una vera e propria ‘super-cazzola’. Perché ti dice: tu fai il tunnel oggi e tra 20 anni fai il resto. E allora non è un mini-Tav, ma semplicemente una presa in giro. Non ha senso”.

Sul tavolo, dunque, non c’è questa carta?
“No. Anche perché in ogni caso il tunnel di base, quindi il tunnel di 57,5 km tra Italia e Francia, resta. Ed è quello il vero problema per noi”.

Tolta l’ipotesi mini-Tav cosa c’è sul tavolo del confronto?
“Tolto il mini-Tav che non si capisce cosa sia, restano il sì all’opera e il no all’opera”.

Il Movimento a riguardo ha cambiato idea?
“La posizione del Movimento 5 stelle è un secco no all’opera, dato che c’è anche un’analisi costi-benefici che lo accerta. Io aggiungo, però, un’altra soluzione al dibattito”.

Ci dica.
“Vuoi potenziare il collegamento con la Francia? Bene. Però è inutile scavare un altro tunnel, c’è già una linea e potenziamo quella. C’è già una linea tra Italia e Francia che oggi fa merci e passeggeri ed è addirittura sottoutilizzata: la linea merci può portare 20 milioni di tonnellate all’anno e attualmente ne porta tre. Gli stessi accordi internazionali, ad esempio quello del 2001, dicono chiaramente che Italia e Francia si impegnano a fare la Torino-Lione, a patto che la linea attuale vada a saturazione, che è una condizione ben lontana”.

Qual è la sua proposta in questo senso?
“Anziché buttare a preventivo circa 5 miliardi e avere un tratto che funzionerà chissà quando, interviniamo sulla linea che già c’è, la potenziamo e spendiamo molto meno per avere un risultato anche più immediato. E coi soldi che risparmiamo, finanziamo altro”.

Il ministro Toninelli, nel frattempo, ha detto che nella prossima settimana arriverà una decisione.
“C’è tutto l’auspicio. Per noi la condizione migliore è prendere una decisione prima dell’avvio dei bandi. Poi sappiamo bene che anche se i bandi dovessero partire, abbiamo un po’ di tempo per bloccarli senza incorrere in alcuna penale”.

Le malelingue dicono che si stia cincischiando per prendere una decisione dopo le europee…
“Se si guardano le tempistiche, non ci sono stati ritardi. Abbiamo avviato l’analisi costi-benefici subito, nel luglio 2018. L’analisi è stata complessa ed è arrivata a fine gennaio. È poi partita una discussione: da un mesetto stiamo discutendo con Europa, Francia, all’interno della maggioranza. Sono tempi tecnici ovviamente. Per il resto lo stesso Conte ha detto che decideremo prima delle europee. E io sono d’accordo: guardo la cosa in maniera positiva dato che effettivamente questo argomento ha anche stancato”.

Il Pd nel frattempo ha presentato una mozione di sfiducia per Toninelli…
“Il Pd tenta di fare opposizione. Io li vedo molto in difficoltà. Non mi sembra un gruppo per niente unito. Se questa cosa li può unire, auguro loro il meglio. Ma credo non sia proprio corretto sfiduciare un ministro in questo momento. Diciamolo: è ridicolo”.