Il Pd è rimasto in panchina e ora è finito in fuorigioco. La delusione di Boccia: ennesimo autogol. Se il Colle chiama coinvolgere gli elettori

di Giorgio Velardi
L'intervista

Quando dal Senato arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che la Lega sta votando Anna Maria Bernini (Forza Italia) alla presidenza d’Aula, Francesco Boccia è quello che tra i presenti nei capannelli che si sono formati nel Transatlantico di Montecitorio si mostra tra i meno stupiti. “Lo dicevo da tempo che sarebbe finita così…”, dice con voce ferma il deputato del Partito democratico e fedelissimo del governatore della Puglia, Michele Emiliano. E perciò favorevole ad aprire un dialogo col Movimento 5 Stelle. Scenario che adesso, dopo la mossa di Matteo Salvini di far saltare il banco spaccando la coalizione di Centrodestra, apre di fatto al possibile asse tra Carroccio e grillini anche per il Governo.

Uno scenario che, alla luce di quanto lei ha predicato da subito, cioè sedersi a un tavolo per collaborare con Di Maio & C., la lascia più deluso o amareggiato?
“(Sospira) Siamo solo al fischio d’inizio di una lunga partita – risponde a La Notizia –. Però…”.

Però? Cosa non la convince?
“La politica è mediazione, è capacità di indirizzare gli altri. Dopo il risultato delle elezioni dovevamo decidere se giocarla questa partita o restare a guardarla”.

Ha prevalso la seconda ipotesi.
“Avrebbe avuto senso, secondo me, mettere sul piatto dei nostri candidati di bandiera per la presidenza delle Camere, cosa che invece non è avvenuta”.

Infatti qualcun altro lo ha fatto per voi, tanto che ieri per tutta la giornata è circolato per Palazzo Madama il nome di Luigi Zanda. Il commento di Rosato? “Se ci sono scelte del M5s che riguardano il Pd ce lo vengano a dire”.
“Si potrebbe tranquillamente sostenere il contrario… Ettore ha a cuore l’unità del partito, come del resto ce l’ho anch’io. Per dirla in gergo calcistico, malgrado siamo arrivati terzi non avremmo dovuto solo giocare di rimessa ma uscire ogni tanto dall’area di rigore e attaccare”.

Così adesso siete finiti in fuorigioco.
“Lo vedremo. Qui si stanno decidendo i presidenti delle Camere, il prossimo step sarà capire se l’asse tra Lega e M5s terrà anche quando ci sarà da mettere in piedi un Governo. A cominciare dagli obiettivi che eventualmente si porrà”.

E se non si dovesse trovare una quadra e il capo dello Stato richiamasse tutti alla responsabilità, il Pd secondo lei dovrebbe uscire dall’angolo o continuare a ripetere che sta all’opposizione?
“Se non dovesse nascere un Esecutivo in tempi brevi, andrebbe necessariamente aperto un dibattito interno sul nostro senso di responsabilità”.

Anche consultando gli iscritti?
“Anche consultando gli iscritti, certo. Sono favorevole a chi sostiene la linea di un referendum per decidere il da farsi. Del resto, credo che dopo averlo chiamato più d’una volta a raccolta per le primarie, il nostro popolo sarebbe contento di decidere e sentirsi nuovamente protagonista”.

Dopodiché si aprirà la partita congressuale. E il percorso non si preannuncia in discesa…
“Il Pd va ripensato, dalle idee agli uomini. E soprattutto deve ritrovare l’unità perduta. Ma senza tirarla troppo per le lunghe: al massimo entro un anno bisogna arrivare a un risultato”.

Twitter: @GiorgioVelardi

Commenti

  1. devecchi bruno

    chiude l’ articolo con la frase “entro un anno” continuano a restare sulla luna, Ma sanno che L’ Italia è un paese reale con 60 milioni di abitanti che se ben organizzati saprebbe trasformare……………

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