Il Pd non farà da badante né alla Lega né ai 5 Stelle. Parla la dem Morani: “La crisi siriana non cambia l’esito del voto, restiamo all’opposizione”

Antonio Pitoni
Politica

Il Partito democratico resta schierato all’opposizione. “Lo hanno deciso gli italiani con le elezioni del 4 marzo”, ribadisce la renziana Alessia Morani. “Governare spetta a chi le elezioni le ha vinte – aggiunge -. Di certo non si può chiedere a noi di fare i badanti di forze politiche irresponsabili come la Lega e i Cinque Stelle”.

Insomma la posizione del Pd non cambia. Martina ha confermato la linea dell’opposizione senza se e senza ma…
“Nonostante la rappresentazione mediatica di un Pd diviso, il partito si è invece dimostrato compatto in queste due fasi delle consultazioni. Dalle urne è uscito un risultato chiaro: noi siamo la minoranza, alle forze vincitrici spetta il compito di fare un Governo”.

Intanto, però, nella partita per l’Esecutivo irrompe la crisi siriana. Un ulteriore elemento di preoccupazione?
“Certamente. Ci preoccupa la crisi siriana in sé, nonostante la parziale retromarcia di Trump. Ma ci preoccupano anche le posizioni filorusse espresse da Salvini e il balbettio dei Cinque Stelle che sul punto hanno da sempre posizioni altalenanti. Ricordo che nella passata legislatura presentarono una mozione che metteva addirittura in discussione la partecipazione dell’Italia all’Alleanza atlantica”.

Però mi scusi, se Martina “non auspica” il Governo dei populisti tra Lega e M5S e nel partito preoccupano le posizioni filorusse di Salvini e Di Maio, chiamandosi fuori il Pd non fa che agevolare la nascita di questo Esecutivo e alimentare le sue preoccupazioni, non trova?
“La crisi siriana non cambia l’esito del voto. Il 50% degli italiani ha votato queste forze politiche: la volontà popolare va rispettata e non può essere sovvertita. D’altronde, le simpatie di Lega e Movimento 5 Stelle per Putin erano note ai loro elettori che le hanno evidentemente condivise. Quel che è certo è che, adesso, non si può chiedere al Pd di fare da tutore o da badante a forze politiche irresponsabili”.

Eppure non mancano le tensioni e le liti a distanza tra Salvini e Di Maio. Anche lei crede, come Martina, che sia tutta una pantomima?
“Penso che sia ormai evidente l’accordo di ferro stipulato tra Lega e Cinque Stelle, come dimostra chiaramente l’occupazione sistematica di tutte le poltrone, dagli Uffici di presidenza di Camera e Senato alle Commissioni speciali”.

Ma il veto dei grillini su Berlusconi non sembra una pantomima, non crede?
“Rispetto a Forza Italia la posizione dei Cinque Stelle è addirittura ipocrita. Come altro definire Di Battista che accusa Berlusconi di essere il male assoluto ma prende i soldi dalla Mondadori per il suo libro? O il veto sull’ex premier mentre votano senza fare una piega la turboberlusconiana Casellati presidente del Senato? Credo sia ora che la smettano di recitare”.

Sembra sicura che prima o poi accadrà. Magari dopo le Regionali?
“Penso di sì. Dopo il voto in Friuli Salvini potrebbe stringere un accordo con Di Maio per un Governo Lega-M5S. E a quel punto dovranno dire, una volta per tutte, agli italiani che le promesse fatte in campagna elettorale sono irrealizzabili e tornare sulla terra. Ricordo, peraltro, che c’è da evitare lo scatto dell’Iva al 25%, altro che Flat tax o reddito di cittadinanza”.

Ma prima anche il Pd deve fare ordine al suo interno. Il 21 aprile si terrà l’Assemblea nazionale: per andare in quale direzione?
“Per andare, è il mio auspicio, verso primarie costituenti. Occorre una discussione franca e profonda sull’identità del Pd, sui nostri valori che al momento sono minoritari nel Paese. L’orizzonte deve essere quello di una rifondazione del riformismo europeo, sconfitto non solo in Italia”.

Ma se invece l’Assemblea del Pd eleggesse un nuovo segretario, la linea dell’opposizione parlamentare potrebbe cambiare?
“Non credo. I gruppi parlamentari di Camera e Senato hanno espresso un’indicazione chiara che difficilmente potrà essere messa in discussione”.

Salvini ha scelto Molteni al posto di Giorgetti per presiedere la Commissione speciale di Montecitorio. E se alla fine fosse proprio Giorgetti ad ottenere l’incarico il Pd potrebbe ripensare la sua linea?
“Giorgetti è la Lega e la Lega è Salvini: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Il problema non sono le persone ma i programmi”.

Twitter: @Antonio_Pitoni