Il Partito democratico vuole farci pagare le primarie 15 milioni all’anno

di Stefano Iannaccone
Politica

Il costo delle primarie messo sul conto dei contribuenti. Con 15 milioni di euro all’anno per finanziare la selezione dei candidati. Istituzionalizzando così questo strumento di partecipazione. È quanto prevede la proposta di legge, presentata dai parlamentari del Partito democratico, Andrea Marcucci, Franco Mirabelli, Edoardo Fanucci e Dario Parrini. Il testo elenca alcune misure-base per dare norme precise allo strumento delle primarie di tutti i partiti. Certo, si tratta di un principio nobile, peraltro da inserire nel contesto già complesso della riforma dei partiti. Ma risaltano alcuni elementi controversi. Come quello di oliare con i soldi pubblici il funzionamento del meccanismo. Generando il pericolo di sprechi. Il senatore Andrea Marcucci ha tenuto a precisare: “La proposta non è dell’intero Partito democratico, ma di un gruppo di parlamentari impegnati sul tema”. E questo gruppo ha però un peso specifico notevole, visti i nomi dei firmatari.

PAGA PANTALONE
Il provvedimento stabilisce che fin dalla sua approvazione i soldi vengono presi dal bilancio del ministero dell’Economia e delle Finanze.  Lo stanziamento, nello specifico, funziona su base triennale con 15 milioni ogni anno (per un totale di 45 dal 2017 al 2019). “La democrazia ha un senso, ma ha anche un costo”, ha affermato il deputato del Pd, Edoardo Fanucci, illustrando il testo durante una conferenza stampa alla Camera. “Per questo – prosegue l’esponente dem – abbiamo previsto un fondo apposito per sostenere le primarie”. Nel caso in cui i fondi dovessero restare a disposizione alla fine del triennio, tornerebbero allo Stato. Finendo per finanziare il fondo per i successivi tre anni.

OBIETTIVO PRIMARIO
Secondo il progetto dei parlamentari del Pd potrebbero esserci tre diversi tipi di primarie: aperte, quando il diritto di voto è attribuito alla generalità degli elettori; semiaperte, se il voto è possibile solo a chi si dichiara sostenitore di un soggetto politico e accetta la registrazione a un albo degli elettori; e chiuse se sono destinate solo agli iscritti a un partito. Per incentivare l’indizione delle primarie, sono previste sanzioni: le forze politiche possono anche non svolgerle, ma non potrebbero beneficiare degli sgravi sulle elargizioni liberali previste dalla legge in vigore. Inoltre, la proposta prevede una cauzione da versare per ogni partecipante alla competizione. E nel caso in cui uno dei candidato alle elezioni infrangesse il regolamento interno – compreso il principio di lealtà che “vieta” di candidarsi alle elezioni in caso di sconfitta alle primarie – viene sanzionato con la mancata restituzione dei soldi. L’unico modo per evitare che a pagare sia del tutto pantalone.

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