Il presidente dell’Aifa in fuga. Per l’ipocrisia non c’è cura. Vella si è dimesso per protesta sul caso Diciotti. Ma in realtà ha anticipato il mancato rinnovo

di Sergio Patti
Primo piano

L’assoluta incongruenza delle dimissioni date dal luminare della medicina Stefano Vella dalla presidenza dell’Aifa è stata rivelata lunedì dal sito d’informazione Dagospia. Il medico che guidava l’Agenzia nazionale del farmaco, arrivato a sbattere la porta per il disaccordo con un Governo che infieriva – a suo dire – sui migranti a bordo della nave Diciotti, da oggi non lavorerà per il privato o all’estero, ma da un’altra parte sempre per lo stesso Governo. Sono gli imprevisti che capitano quando si cerca a tutti i costi il grande effetto mediatico, provando a far passare come un gesto di disobbedienza civile quella che in realtà era una decisione presa da tempo e motivata dal desiderio di uscire dall’Agenzia per propria scelta e non per il mancato rinnovo da parte dei ministeri competenti della Salute e dell’Economia.

La Grillo cambia tutto – Vella dunque tornerà a fare il dirigente a tempo indeterminato dell’Istituto Superiore di Sanità, dove guida il Glob (Centro nazionale salute globale). E in fin dei conti ha fatto un favore al ministro Giulia Grillo, che aveva già dato prima della pausa estiva il benservito al direttore generale della stessa Aifa, Mario Melezzini, lascito della precedente e discutibile gestione di Beatrice Lorenzin. Per rimuoverlo, la nuova ministra aveva avviato una procedura senza precedenti per trasparenza: la selezione attraverso un bando pubblico. Sarebbe dovuto bastare solo questo per mettere sotto una luce ben diversa un Governo che non ha certo difeso il sontuoso stipendio dell’ex direttore generale Luca Pani, o altre decisioni incomprensibili dell’Aifa, come l’autorizzazione del costo di alcuni farmaci di gran lunga più alto rispetto a quello applicato in altri Paesi (su questo si veda www.lanotiziagiornale.it del 3 febbraio scorso, con i dettagli della perquisizione dei carabinieri negli uffici dell’Agenzia in via del Tritone, a Roma, in seguito a un’indagine anche sul prezzo del Sovaldi, un farmaco che in Egitto o in India costa fino a 80 volte meno che da noi).

Giù il sipario – Vella però l’ha buttata più sulla politica internazionale che su quella farmacologica, e aggrappandosi a un presunto rischio di tipo sanitario per i migranti trattenuti quattro giorni sulla nave Diciotti ha espresso il suo sgomento contro l’Esecutivo, e fatto diventare un caso le sue dimissioni. D’altra parte, che il presidente Aifa cercasse un’occasione “rumorosa” per mollare l’Agenzia del farmaco, lo rivela lui stesso in un’intervista a Repubblica, dove ammette candidamente che aveva premeditato la mossa già al sorgere dei primi problemi con la nave Acquarius. La vicenda in quel caso si era però definita in pochi giorni e senza il clamore mediatico arrivato invece con la Diciotti. Un palcoscenico che Vella ha ritenuto più adeguato, pur dimenticando di dire che continuerà a lavorare per quello stesso Governo che dice di non apprezzare. E chissà che se il vento della politica dovesse cambiare, tutto questo non lo porti su qualche altra poltrona.