Il Punto di Mauro Masi. L’accesso a Internet è ormai un diritto umano. L’iniziativa di Zuckerberg per regalare internet a chi ancora non lo possiede è un esempio da seguire

Sono passate solo poche settimane da quando Facebook ha compiuto 12 anni, in questo periodo il social network è divenuto non solo uno dei pilastri tecnico-economici della Rete ma anche – e forse soprattutto –  una delle chiavi della modernità.

Le cifre sono impressionanti: il social network ha 1,6 miliardi di utilizzatori, è di gran lunga l’attività  sociale più praticata nel mondo occidentale, l’azienda vale in Borsa 325 miliardi di dollari (la sesta al mondo). Ma c’è di più, a differenza dell’altro pilastro della Rete, Google, Facebook, o meglio il suo fondatore e leader carismatico Marc Zuckerberg vuole dare una lettura non solo imprenditoriale dell’azienda ma costruirle anche un ruolo “missionario” nel senso che si è posto l’obiettivo di portare con Facebook la Rete “ovunque e renderla accessibile a tutti”.

Zuckerberg ha così lanciato circa due anni fa l’iniziativa Internet.org per “regalare” Internet a chi ancora non lo possiede. Ha iniziato nello Zambia mettendo a disposizione una App  che permette di accedere gratuitamente ad una serie di siti preselezionati, in primis, ovviamente, a Facebook.

Insieme ad altri colossi dell’ ICT come Samsung, Nokia, Ericsson ed altri minori, Facebook si è impegnata a sviluppare modelli economici che potranno consentire ai providers di offrire Internet a costi “ridottissimi”. Attualmente al mondo sono connesse circa 3 miliardi di persone; l’obiettivo è estendere la Rete agli altri quasi 4 miliardi che ne sono privi riducendo al minimo possibile i costi di accesso. Molti commentatori hanno sottolineato  che dietro la facciata politically correct e addirittura umanitaria di Internet.org si nascondono fini diversi: l’ ulteriore espansione di Facebook e nuovi accessi pubblicitari. Forse è vero, c’è però da dire che Zuckerberg ha aggiunto nella presentazione e nello sviluppo del suo progetto un concetto fondamentale che qualifica l’intera iniziativa: l’accesso a Internet è ormai un “diritto umano”. Ha pienamente ragione. L’accesso alla Rete è ormai divenuto parte integrante di quei diritti fondamentali della persona umana che sono alla base del diritto internazionale e di molte Costituzioni nazionali. Personalmente sono d’accordo con chi ritiene che il diritto di libero accesso alla Rete debba entrare al più presto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta nata nel 1948 su cui si basano le Nazioni Unite. Aggiungo che da noi in Italia tale diritto può costituire la base per una riforma degli art. 19 e 21 della nostra Costituzione, gli articoli cioè che tutelano la libertà di opinione, di diffusione delle opinioni e la libertà di stampa. Questo ormai necessario riconoscimento della realtà di Internet nei principi fondanti del diritto dovrebbe però andare assolutamente in parallelo ad uno sforzo a livello internazionale nonché a livello di legislazioni nazionali, per far sì che gli altri diritti fondamentali della persona ( la privacy, la sicurezza, la tutela della propria creatività etc) siano a loro volta tutelati su Internet con regole certe e condivise.

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