Il questore di Macerata silurato? Solo un capro espiatorio. L’ex sottosegretario agli Interni Carlo Taormina contro Minniti

di Giorgio Velardi
L'intervista
Macerata

Due pesi e due misure. La rimozione del questore di Macerata, Vincenzo Vuono, sostituito ieri da Antonio Pignataro, non è passata inosservata agli occhi di chi, come l’avvocato Carlo Taormina, ben conosce il sistema della giustizia italiana. Il commento dell’ex sottosegretario all’Interno del Governo Berlusconi II è tranchant. “Notoriamente, di fronte a vicende che riguardano l’ordine pubblico, i primi, e mi verrebbe da dire gli unici a pagare sono sempre il questore e il prefetto – dice Taormina a La Notizia –. In questo modo, la politica cerca di ‘zittire’ l’opinione pubblica, in attesa del prossimo casus belli. In un Paese come l’Italia basta poco, ma le responsabilità della situazione venutasi a creare a Macerata nell’ultimo periodo non sono di un uomo solo”. La vicenda assume contorni ancora più paradossali se si considera che, proprio mentre per Vuono arrivava il siluramento, Pietro Ostuni, insediatosi 1° febbraio scorso come questore di Piacenza, città teatro sabato della violenta aggressione ai danni di un carabiniere da parte di antagonisti di sinistra e centri sociali, se ne usciva dichiarando che “l’ordine pubblico è stato gestito con professionalità” e che “la questura di Piacenza, insieme ai carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia municipale, si è trovata a gestire ben quattro manifestazioni in poche ore”. Restando al suo posto (almeno per ora). “Un doppiopesismo che colpisce e fa pensare”, commenta a tal proposito Taormina.

Eppure i fatti sono questi, avvocato.
“È assurdo che il questore di Macerata paghi perché un pazzo, Luca Traini, si è messo in macchina e a un certo punto ha deciso di sparare all’impazzata. Mi viene da credere piuttosto che la sua rimozione sia dovuta alla gestione dell’immigrazione e a tutto ciò che ne consegue, per esempio il traffico di droga in città. Tutti elementi che hanno esasperato gli animi trasformando la città in una polveriera. Altrimenti non si spiega”.

Insomma, Vuono è il più classico dei capri espiatori…
“Certamente. Lo Stato ad un certo punto deve salvaguardare la propria immagine e quindi di mezzo ci va chi è in prima linea sui territori. Mi meraviglia che non sia successo nulla al prefetto. Ma il discorso, mi faccia dire, è molto più ampio e riguarda anche altri ‘attori’”.

Taormina-e-Ilaria-alpiIn che senso? Si spieghi.
“La gestione dell’immigrazione nelle città italiane richiama tutti i soggetti in campo, compresi il sindaco e, ovviamente, il ministero dell’Interno. Una catena impressionante di errori, insomma, che certo non si possono ascrivere a una persona sola”.

Invece è successo proprio questo. Perché secondo lei?
“Perché serve dare in pasto alla gente un ‘colpevole’. Stavolta ha pagato Vuono, in passato è toccato ad altri. In futuro a qualcun altro ancora. Sono interventi caratteristici del ministero dell’Interno…”.

Addirittura?
“Sì. I funzionari del Viminale sono abituati a pagare per gli errori della politica: è un rituale che è rimasto intatto anche nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica”.

Intanto però, almeno per il momento, a Piacenza il questore resta al suo posto.
“Un fatto clamoroso. La presenza di una decina di carabinieri contro 400 facinorosi la dice lunga su come sono state gestite le operazioni di sicurezza: è il segnale, a mio modo di vedere, di una carenza organizzativa e di un esercizio inadeguato della funzione”.

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