Il summit di Salisburgo. Sui migranti l’Italia resta a bocca asciutta. L’Ue ancora sorda alle richieste di Conte e la cena tra leader si conclude con un nulla di fatto

di Mirella Molinaro
Politica

Come volevasi dimostrare, ancora una volta, l’Italia è bastonata dall’Europa. La cena informale a Salisburgo tra il premier Giuseppe Conte e i capi di Stato e di governo dell’Ue si è conclusa in tarda serata con un nulla di fatto. Tra una pietanza e un calice di vino i colloqui si sono focalizzati sul tema delle politiche migratorie. Ma Roma è rimasta a bocca asciutta. Conte era partito con ottimismo e con l’obiettivo di contestare i no dell’Europa sul problema degli sbarchi. Eppure, già prima dell’arrivo dei leader, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk aveva lanciato i soliti diktat: il dossier migranti va affrontato “senza retorica” e collaborando perché questo problema non può essere utilizzato solo per motivi elettorali. Un’accusa che Conte, al suo arrivo al vertice, ha spedito subito al mittente: “Gli impegni elettorali sono lontani. Il problema è che l’immigrazione è un tema importante di fronte al quale la politica con la P maiuscola deve scendere in campo, essere pronta ad assumersi responsabilità, elaborare strategie e dare risposte complessive”. Conte sapeva che nel summit informale non si sarebbe presa alcuna decisione, ma oltre evidentemente sperava almeno in uno scambio costruttivo. La sua mission era quella di aprire un dialogo in vista del prossimo Consiglio europeo di ottobre. Ma non c’è speranza che le richieste dell’Italia vengano accolte, con in primis la necessità di rivedere il Regolamento di Dublino, che regola l’assegnazione dei richiedenti d’asilo, con priorità ai paesi di prima accoglienza. In questo caso è tutto sulle spalle di Italia e Grecia, i due Paesi più vicini a territori da cui partono i disperati diretti in Europa.

Basta con Sophia– Nell’agenda del premier Conte una delle priorità è modificare la direttiva dell’operazione Sophia che prevede che sia l’Italia a sobbarcarsi i salvataggi in mare nella zona del Mediterraneo centromeridionale. Il Governo italiano vuole che tale gestione sia condivisa da altre nazioni, rotando ad esempio i porti di sbarco. Infine, la quarta richiesta, è l’istituzione di una polizia di frontiera che preveda un maggior controllo delle frontiere. Ma l’Europa continua a rimanere sorda alle istanze italiane soprattutto per quanto riguarda l’agognata riforma del regolamento di Dublino e la riorganizzazione della missione Sophia. Anzi, è proprio qui che il braccio di ferro tra l’Europa e l’Italia si fa sempre più duro. Infatti, il cancelliere austriaco e presidente di turno dell’Ue Sebastian Kurz è consapevole della “battaglia” in atto sui ricollocamenti, ma per lui questo non è certamente l’unico problema da risolvere. Kurz sposa moltissimo la proposta del presidente della Commissione Juncker di rafforzare Frontex per proteggere le frontiere esterne, bocciando così la posizione dell’Italia. Tajani accusa il Governo di “essere isolato in Europa”. A nulla sono servite le richieste urlate e i proclami perché l’Ue risponde ancora picche all’Italia. La cena si è rivelata, quindi, un ennesimo flop.