Il terrore si può contrastare: iniziamo a togliergli i fondi. Bloccare i flussi monetari è una priorità per i Paesi a rischio

di Ranieri Razzante
Editoriale

Gli avvenimenti verificatisi quasi contemporaneamente in tre distinte località quali Lione, Sousse in Tunisia e Kuwait City hanno prepotentemente scosso tutta la comunità internazionale. Il primo, un’esplosione avvenuta presso l’impianto di gas industriale di Saint-Quentin-Fallavier vicino Lione in cui un uomo è stato trovato decapitato con scritte in arabo sulla testa si intreccia con l’assalto avvenuto in due resort tunisini affollati di turisti ed anche con l’esplosione avvenuta in una moschea sciita nella capitale kuwaitiana. I tre episodi testimoniano come la capacità operativa dei terroristi sia avanzata anche a livello cellulare. Ogni episodio infatti ha visto protagonista un piccolo gruppo di “operatori” i quali sono riusciti a provocare gravi conseguenze e numerosi morti. È emerso infatti dai primi rapporti che gli attentatori di Lione fossero due, quelli di Sousse, protagonisti di un assalto proveniente dal mare, dai due ai quattro, ed infine quello di Kuwait City uno. È chiaro quindi che, sulla base anche dei più recenti avvenimenti di Parigi e del museo del Bardo di Tunisi, il grande rischio è il terrorismo cellulare.

È questo metodo, portato avanti da gruppi ristretti di persone, ad essere oggi il modello operativo più utilizzato dagli appartenenti a gruppi terroristici. Tali soggetti possono essere persone che dopo un periodo trascorso nei vari teatri operativi sono tornati in patria con un background idoneo a compiere azioni terroristiche, oppure individui che si sono auto addestrati attraverso programmi di preparazione svolti autonomamente mediante il web. La ristrettezza del gruppo operativo è funzionale all’obiettivo di rendere più difficile la ricostruzione della catena di affiliazione in quanto, insieme alla limitatezza numerica della cellula, la caratteristica principale di tali entità è rappresentata dall’indipendenza. Va inoltre evidenziato che a prescindere dalla spettacolarità di questi attentati ognuno di loro rappresenta un moltiplicatore di forza e di consensi.

AFFAMARE LE BESTIE
A questo punto è inevitabile considerare che la preparazione di queste operazioni presuppone sicuramente un supporto di vario tipo, tra cui in primo luogo quello finanziario. Preparare e compiere un attentato come quelli verificatisi ieri in tre diversi Paesi così distanti tra loro, per quanto possano sembrare semplici se confrontati con altri più eclatanti avvenuti in passato, necessita di un lavoro a monte assolutamente complesso. Reperire il materiale, fornire supporto tecnico e logistico, somministrare un qualche tipo di addestramento costa, e senza la capacità di affrontare tali costi il progetto terroristico non potrebbe essere perseguito.
Per questi motivi bloccare il flusso di denaro in entrata ed uscita da e verso questi soggetti rappresenta una delle misure di contrasto maggiormente funzionali agli scopi che tutta la comunità internazionale si pone verso questo fenomeno. I fatti delle ultime ore costringono i governi dei Paesi così duramente colpiti – ma anche tutti gli altri – ad analizzare quali siano stati i motivi per cui le rispettive intelligence non siano state in grado di intercettare tali azioni. Seguire i flussi monetari, per quanto sia difficile, data la possibilità di trasferire spesso piccole somme di denaro tramite intermediari dedicati, o monitorare più approfonditamente luoghi nei quali, attraverso meccanismi tradizionali di trasferimento di denaro (quali ad esempio l’hawala) vengono finanziati soggetti stanziati fuori dai teatri operativi in cui le fonti di finanziamento sono altre, rappresenta una necessità da porre ai primi posti nelle dottrine operative di contrasto al terrorismo adottate dalle polizie e dai servizi di intelligence dei Paesi maggiormente a rischio.

Ranieri Razzante
Direttore Osservatorio
Sul Riciclaggio
e Finanziamento del Terrorismo