Il trash che ruba la festa alla tv. Dal diritto d’espressione ai programmi spazzatura. E la Giornata del piccolo schermo passa inosservata

di Chiara Barberis
Tv e Media

Ormai, si sa, c’è una Giornata Mondiale per ogni cosa. Ieri, ad esempio, era quella della filosofia, ma a saperlo saranno stati giusto i filosofi, e non tutti. Per questo agli inventori di giornate per celebrare la qualunque non è sfuggita l’opportunità di dedicare 24 ore alla televisione, cioè il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, e quindi in grado di far conoscere questo evento.

Una missione che però è fallita, anche perché l’Onu istituendo la Giornata Mondiale della tv non poteva prevedere che il sacrosanto diritto alla libera espressione democratica un giorno sarebbe servito a garantire più tonnellate di tv spazzatura di quante potrebbero mai smaltirne tutti gli inceneritori sognati dalla Lega. Il trash d’altra parte fa ascolti stratosferici, e se gli ingredienti sono pettegolezzi e volgarità non c’è prova del cuoco o chef stellato che possa competere. La gente, si dirà, ha un gran bisogno di staccare la spina, di leggerezza e talvolta persino banalità. Da qui la moda di mischiare personaggi brillanti e perfetti nullafacenti, possibilmente fatti infuriare dal polemista di turno. Da Porta a Porta a Pomeriggio Cinque, non c’è leader politico che non si sia fatto intervistare, ma nelle stesse trasmissioni poi non manca mai l’angolo del pollaio, dove the winner is chi starnazza di più.

All’informazione di alto livello o alla comicità suscitata da una satira intelligente siamo passati al vuoto pneumatico di meraviglie come Ciao Darwin, Uomini e donne, Il Grande Fratello (siamo arrivati a quello Vip!), La pupa e il secchione, Temptation Island e ci fermiamo qui per carità di patria. Programmi, insomma, che non hanno la pretesa di trasmettere alcun bagaglio culturale, anche perché secondo menti eccelse con la cultura non si mangia, e neppure si ride. Vengono a mancare così i due pilastri che più di tutti interessano alla pubblicità, per la quale poco importa se la tv è spazzatura, a patto che faccia vendere i prodotti.

Per questo motivo i programmi che fanno meno rumore e che ci insegnano qualcosa diventano quasi di nicchia. E forse è anche meglio così, perché se nel nostro zapping trovassimo solo documentari e Alberto Angela probabilmente ci sentiremmo vittime di una perenne inferiorità. Per fortuna ci sono le occasioni in cui si va da amici a vedere la partita di calcio o di tennis e la tv diventa il caminetto intorno a cui ci si riunisce con pizza e birra. E tra un Saviano e una De Filippi possiamo metterci comodi davanti allo schermo, festeggiando insieme alla tv anche la Giornata mondiale del trash.

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