Intreccio perverso politica-banche. Di Maio non fa sconti su Carige. Il M5S insiste: si pubblichi l’elenco dei grandi debitori Ma sull’emendamento sarà battaglia con la Lega

di Francesco Carta
Politica

La Lega si mette di traverso? I Cinque Stelle si portano avanti con il lavoro. L’ultimo fronte aperto nella maggioranza riguarda l’emendamento che i grillini vorrebbero inserire nel decreto Carige – ma che il Carroccio osteggia – per rendere pubblici i nomi dei grandi debitori delle banche. Amici degli amici, che magari con i buoni uffici della politica, hanno non solo ottenuto corposi prestiti senza particolari garanzie problemi ma non li hanno neppure restituiti, contribuendo al dissesto degli Istituti di credito.

E mentre continua il braccio di ferro sulla norma che fa tremare banchieri, imprenditori e politici di varia estrazione, Luigi Di Maio punta il dito contro il rapporto “incestuoso” tra vecchia politica e banche, andate a braccetto negli anni della prima e della seconda Repubblica, che ha provocando danni enormi per il Paese. “Per adesso, sono usciti fuori i nomi di Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro, Luca Bonsignore, figlio di un ex eurodeputato, Giovanni Marongiù, sottosegretario di Prodi, e Alessandro Repetto, parlamentare dell’Ulivo – attaccano i deputati M5S della commissione Finanze, commentando l’intervento del vicepremier che ieri ha risposto in Aula a Montecitorio alle interpellanze urgenti proprio sul caso Carige -. Proseguiamo su questa strada: in commissione Finanze della Camera abbiamo presentato un emendamento al decreto Carige, a prima firma Currò, che obbliga il Ministero dell’Economia e delle Finanze a trasmettere al Parlamento una relazione ogni 4 mesi”.

Una relazione nella quale, aggiungono, “si dovranno rendere pubblici i debitori della Banca ligure i cui crediti sono caduti in sofferenza. I cittadini hanno il diritto di vederci chiaro”. E non è tutto. “Siamo al lavoro affinché paghi il conto chi è responsabile di questi enormi buchi di bilancio e non più i risparmiatori – concludono i deputati M5S -. Quello che è successo negli scorsi anni non dovrà più accadere”.

La partita, tra Movimento e Lega si è aperta nei giorni scorsi, quando tra gli 87 emendamenti al decreto Carige, ne erano spuntati 8 a firma Cinque Stelle che proponevano modifiche sostanziali all’impianto del provvedimento. Un’iniziativa stoppata con un secco altolà dal viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia. “Non c’è intenzione di modificare il testo”, ha avvertito l’esponente del Carroccio. Passando a toni decisamente più perentori con specifico riferimento alle proposte di modifica M5S: “Per noi non passa niente”.

Ma ieri è arrivata la risposta di Di Maio. “Sicuramente sulle modifiche al decreto Carige chi decide è il Parlamento”, ha detto chiaro e tondo il vicepremier correggendo la rotta tracciata da Garavaglia e confermando la volontà dei Cinque Stelle di andare avanti con gli emendamenti dichiarati ammissibili (4 su 8). Tra i quali quello che introduce il tetto ai compensi di manager e dipendenti, entro il limite previsto per la Pa, in caso di ingresso dello Stato nel capitale dell’istituto ligure, oltre a quello che prevede l’obbligo di informative periodiche alle Camere da parte del ministero dell’Economia e al dicastero stesso da parte della Guardia di finanza, sulle emissioni e crediti erogati dalla Cassa. Insomma, per Di Maio è “auspicabile” che il Parlamento “decida di fare trasparenza sui grandi debitori di Carige per cercare di ristabilire un po’ più di etica negli ambienti bancari” e che il decreto “venga modificato, migliorato e che si possano mettere norme antifurbetti come quella sui bonus dei manager”.