Istat, Corte dei Conti e tecnici del Parlamento. Attacco concentrico sul Governo. Sulle stime di crescita l’Istituto di statistica vede nero ma promuove l’effetto del reddito di cittadinanza

di Alessandro Righi
Politica

Un attacco concentrico a ventiquattr’ore dalla scadenza fissata dalla Commissione Ue per la lettera di risposta del Governo italiano ai rilievo sollevati sulla Manovra. Istat, Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) e Corte dei Conti lanciano, nella stessa giornata, nuovi allarmi sui rischi per la crescita e la tenuta dei conti pubblici. E lo fanno ultilizzando la vetrina delle audizioni, proprio sulla Manovra, davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

BILANCIO VELENOSO – Dopo i reiterati moniti delle scorse settimane, l’Upb non molla la presa. Secondo i tecnici del Parlamento la legge di bilancio “peggiora il disavanzo pubblico, sia rispetto al deficit tendenziale sia, per il biennio 2019-2020, rispetto al risultato atteso per il 2018, che verrebbe nuovamente raggiunto solo nel 2021”. Non solo: l’Upb stima un indebitamento netto al 2,6% del Pil nel 2019 a fronte del 2,4% indicato dall’Esecutivo. “La riduzione del disavanzo nel 2020 e nel 2021 si otterrebbe peraltro unicamente grazie al mantenimento di una quota di clausole di salvaguardia su Iva e accise, pari rispettivamente allo 0,7 (13,7 miliardi) e allo 0,8 per cento (15,6 miliardi) del Pil”, osserva il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro. Che solleva dubbi anche sulle prospettive di crescita per il 2019: “Risulterebbe pari allo 0,1 per cento, rendendo l’obiettivo di aumento del Pil per il prossimo anno (1,5%) ancora più ambizioso di quanto già rilevato in precedenza”. Quanto al rallentamento congiunturale, ulteriormente accentuato, “risulta confermata la previsione, indicata in sede di validazione dello scenario tendenziale di una crescita dell’1,1 per cento del Pil 2018, mentre emergono ulteriori rischi al ribasso relativamente al prossimo anno”.

STATISTICHE AL VETRIOLO – E altrettanto “ambizioso” appare l’obiettivo di rilancio degli investimenti pubblici. Ma non è tutto. Altre obiezioni arrivano dall’Istat: “Un mutato scenario economico potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica, in modo marginale per il 2018 ma in misura più tangibile per gli anni successivi”. Secondo il presidente, Maurizio Franzini, nel terzo trimestre l’economia ha registrato “una battuta d’arresto, dopo 14 trimestri di crescita” e “in termini meccanici sarebbe necessaria una variazione congiunturale del Pil dello 0,4% nel quarto trimestre” per raggiungere gli obiettivi di crescita dell’1,2% previsto dalla Nota di aggiornamento al Def per il 2018. Quanto al reddito di cittadinanza , secondo l’Istat porterebbe a un rialzo del Prodotto interno lordo tra lo 0,2 e lo 0,3%. Una stima quest’ultima, che per i 5 Stelle conferma il “positivo impatto economico che la misura avrà sul Pil italiano”. Un motivo in più, secondo i deputati M5S della commissione Bilancio, per andare avanti sul fronte del “rilancio della domanda interna”.

CONTI A RISCHIO – Sulla stessa linea la Corte dei Conti. Secondo la magistratura contabile, l’obiettivo di crescita dell’1,5% per il 2019 “richiederebbe una ripartenza particolarmente vivace e una ripresa duratura” dato che la stima preliminare del Pil per il terzo trimestre segna “una stagnazione” e “l’effetto contabile di trascinamento sul 2019 potrebbe essere a fine anno molto modesto”. La manovra, ha sottolineato il presidente della Corte, Angelo Buscema, “sceglie di concentrare le risorse su limitati interventi” e tale “polarizzazione” si “traduce in una carenza di risorse per affrontare nodi irrisolti e garantire un adeguato livello di servizi in comparti essenziali per la collettività”. I magistrati contabili tornano a sottolineare anche la necessità “di un’incisiva azione sul fronte della razionalizzazione della spesa”.

NESSUN PASSO INDIETRO – Nella risposta ai rilievi della Commissione Ue che il Governo Conte deve recapitare a Bruxelles, saranno confermate sia le stime sul deficit che quelle sulla crescita per il 2019. Insomma, sulla legge di bilancio si alza il muro M5S-Lega. I due partiti avrebbero bocciato i ritocchi proposti dal ministro dell’Economia Giovanni Tria per andare incontro alle richieste della stessa Commissione. La lettera di risposta sarà inviata stasera dopo la riunione del Consiglio dei ministri, fissato per le 20, che sarà preceduto da un vertice ristretto a tre tra il premier Giuseppe Conte e i suoi vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Fonti governative di entrambi i partiti escludono già che la stima di crescita dell’1,5% prevista nella Manovra per il prossimo anno (che Bruxelles vorrebbe fosse tagliata all’1,2%) possa essere ritoccata al ribasso. “La Manovra non cambia solo perché Bruxelles ci manda le letterine”, ha tagliato corto il ministro Salvini confermando sostanzialemente numeri e saldi della legge di bilancio.