Italia alle urne. Dopo le promesse arrivano i regali di Stato. Da Invitalia 1,25 miliardi per investire come si vuole

di Carola Olmi e Sergio Patti
Economia

di Sergio Patti

C’è chi sostiene che in un Paese come il nostro dovremmo andare a votare più spesso. Se non altro con l’avvicinarsi delle urne si aprono i cantieri, si rifanno le strade e iniziano a piovere soldi pubblici lì dove si attendono da sempre. Esattamente come promette adesso Invitalia, l’Agenzia del Governo che ieri ha aperto le danze del nuovo progetto “Resto al Sud”, offrendo 1,25 miliardi di euro ai giovani con una qualunque idea d’impresa. Una montagna di denaro non indifferente, e per la quale non bisogna neppure sgomitare e affrettarsi. A differenza di altre iniziative simili del passato, stavolta non è stato fissato un click day, con una data e un’ora a partire dalla quale chi arriva prima incassa e per tutti gli altri pazienza. Un meccanismo che ha mandato spesso in tilt i portali internet e favorito solo gli aspiranti imprenditori più veloci a inviare le domande. Si è fatto di tutto, insomma, per favorire chi vuole mettersi alla prova, ovviamente con il paracadute del soldi concessi dallo Stato. “Resto al Sud” è promosso infatti dal Ministero per la Coesione territoriale ed il Mezzogiorno, guidato da Claudio De Vincenti.

“Il Mezzogiorno ha ripreso a crescere, ma c’è bisogna ora di consolidare i risultati raggiunti negli ultimi tre anni. Con Resto al Sud puntiamo a ribaltare la percezione del fare impresa nel Meridione, da chimera o prospettiva impossibile a volano per la crescita”, ha detto Domenico Arcuri, Amministratore delegato di Invitalia che la settimana scorsa ha firmato un accordo per finanziare fino a cinque miliardi (quindi oltre quattro volte di più) le imprese italiane che investono in Iran. Nonostante l’assoluta assenza di specializzazione – per non dire l’assoluta improvvisazione – nel sostegno finanziario alle nostre imprese all’estero, Inviatalia passa rapidamente dal lontano Oriente al Mezzogiorno, promettendo anche stavolta cose mai viste. “Per la prima volta – dice Arcuri – il governo ha  messo in campo un incentivo che può coprire fino al 100% dell’investimento proposto dai neoimprenditori, e la dotazione finanziaria particolarmente ampia consentirà di sostenere un numero molto elevato di nuove imprese”.

A chi si rivolge – Resto al Sud si rivolge ai giovani tra i 18 e i 35 anni residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, che non abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che non siano titolari di altre imprese attive, che non abbiano beneficiato di altre agevolazioni negli ultimi tre anni. Possono presentare la domanda singoli giovani o gruppi di giovani che, successivamente alla data del 21 giugno 2017, si sono costituiti o si costituiranno rispettivamente in ditte individuali o società, anche cooperative.

Cosa si può fare – È possibile avviare attività imprenditoriali in tutti i settori, ad eccezione delle libere professioni e del commercio. Il finanziamento massimo è di 50.000 euro per ogni richiedente, che può arrivare ad un massimo di 200.000 euro nel caso di più richiedenti (già costituiti in società o prossimi alla costituzione). I finanziamenti potranno servire per interventi su beni immobili, per l’acquisto di macchinari e attrezzature oppure di programmi e servizi informatici, per coprire le spese di avvio delle attività, ma non la progettazione, le consulenze o il costo del personale. Consulenza e assistenza saranno offerte gratuitamente da enti accreditati presso Invitalia.

Le agevolazioni – Le agevolazioni sono erogate in regime di de minimis e coprono il 100% delle spese. Consistono in un contributo a fondo perduto pari al 35% del programma di spesa e in un finanziamento bancario per il restante 65% concesso da un istituto di credito che aderisce alla convenzione tra Invitalia e ABI. Il finanziamento bancario è garantito dal Fondo di Garanzia per le Pmi e dovrà essere restituito in 8 anni di cui due di preammortamento. È previsto inoltre un contributo che coprirà gli interessi.

Come si presenta la domanda – La domanda si presenta esclusivamente on line sul sito di Invitalia. Chi vuole chiedere gli incentivi deve quindi registrarsi ai servizi online di Invitalia. L’esito della valutazione viene comunicato normalmente entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

Una mancetta per tutti nel nuovo bando per il Mezzogiorno

di Carola Olmi

Di incentivi, contributi, defiscalizzazioni è piena la storia economica del nostro Paese. Da decenni non c’è Legge finanziaria in cui dalla Confindustria alle altre associazioni delle imprese non riescano a infilarci qualcosa, aggravando il debito dello Stato – cioè di tutti – a fronte di benefici che molto spesso sono andati nelle tasche ben individuate di qualcuno. Indipendentemente dal colore del governo di turno, grazie a un trasversalissimo partito della spesa, l’utilizzo dei soldi a pioggia è sempre stato una costante sulla base di una convinzione: per ogni euro destinato allo sviluppo se ne creano tre in nuovo benessere e occupazione. Teoria con molte falle al momento della prova, e per questo non più credibile di chi propende per una diversa impostazione liberista, secondo cui ogni euro lasciato nella disponibilità delle imprese (ad esempio riducendo le tasse) genera lo stesso benessere e lavoro, però dieci volte di più. In un’Italia dove le elezioni non finiscono mai, un certo tipo di incentivi non passano mai di moda. E un assaggio l’abbiamo avuto solo poche settimane fa con l’ultima Manovra dell’attuale legislatura, dove insieme al tradizionale assalto alla diligenza (con centinaia di milioni buttati ancora una volta in spesa improduttiva) abbiamo visto anche il varo di 450 milioni di nuovi incentivi per i progetti di ricerca dall’agenda digitale all’industria sostenibile. Quattrini che transitano prevalentemente dal ministero dello Sviluppo economico, ma anche da mille altri rivoli della Pubblica amministrazione, fino alla Cassa depositi e prestiti.

Meglio detassare – Incentivi alle imprese, ma pure ai consumi, arrivano poi dalle Regioni e da molti enti locali (persino quelli che piangono più miseria), alimentando un circuito di professionisti e di “esperti” delle pratiche di finanziamento, sempre ben remunerati, indipendentemente dal buon esito delle domande e soprattutto dall’effettivo utlizzo delle somme, con i benefici previsti che molto spesso restano sulla carta. I sostegni pubblici mirati, sia chiaro, non rappresentano un modello sbagliato in se, al di là di operazioni smaccatamente pilotate da lobby e gruppi di pressione a vantaggio di interessi di piccoli settori a spese dell’intera collettività. Il punto è che questi contributi dati spesso a pioggia – tradizionalmente in prossimità degli appuntamenti elettorali – non finalizzano quasi mai i loro nobili obiettivi di sostegno alla crescita, ma finiscono per ridursi a mance clientelari. Così l’effetto è doppiamente negativo: si illude il mercato di erogare sostegni, i soldi finiscono improduttivamente nelle tasche di chi non li sa mettere in circolo e soprattutto chi meriterebbe davvero qualche sostegno non solo non ha alcun aiuto, ma resta a fare i conti con una fiscalità insostenibile e la concorrenza sleale di chi è assistito. Il modello tradizionale, tra l’altro, resta anacronistico e datato. Anche nel nuovo maxi regalo gestito da Invitalia, il 50% del contributo – appena una mancetta da 50mila euro estensibile fino a 200mila) arriverà solo dopo averlo speso. insomma, si finanzia chi i soldi ce l’ha, e non l’idea e la capacità di realizzarla. La burocrazia d’altra parte non vuol correre rischi. Chi giudica un’idea e la finanzia si assume una responsabilità che un giorno un giudice contabile potrebbe contestare a fronte del fallimento di quella iniziativa. La discrezionalità è un criterio che senza dubbio favorisce la corruzione. Ma senza discrezionalità resta la dinamica dei 50mila euro a tutti. Cioè un invito a buttare un po’ di soldi pubblici e basta. Per fare impresa sul serio servono ben altri aiuti.