Italia, il Paese che ti obbliga a emigrare anche per morire. Dj Fabo è morto in Svizzera mentre la legge sul testamento biologico slitta ancora

dalla Redazione
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Dj Fabo, cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale nel 2014, diventato il simbolo della lotta per una legge sul testamento biologico, è morto, dopo essere arrivato in Svizzera per chiedere l’eutanasia.

A dare l’annuncio su twitter il radicale Marco Cappato: “Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”. In mattinata l’ultimo audio del dj, cieco e tetraplegico dal 2014 dopo un grave incidente stradale, pubblicato su Facebook: “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato”. Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, 40 anni, era da ieri in Svizzera dove aveva affrontato le procedure per accedere al suicidio assistito. Il dj ha dedicato parte del messaggio proprio a Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale, che lo ha accompagnato in Svizzera: “Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore – ha detto Dj Fabo – Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco, grazie mille”.

Fabo, di 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, aveva riferito già ieri Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni, “si sta sottoponendo alle visite mediche previste dai protocolli. Tuttavia potrebbe ancora cambiare idea”. Appena due giorni fa, dopo il terzo rinvio della discussione del ddl sul Biotestamento in aula alla Camera, Fabo aveva messo in rete un video per esternare la sua indignazione.

Poco più di un mese fa, peraltro, Fabiano Antoniani (questo il vero nome dell’ex dj) aveva lanciato un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo il suo intervento per “sbloccare lo stato di impasse voluto dai parlamentari”. Purtroppo tutto inutile.

Già, perché in merito alla legge sul testamento biologico siamo arrivati a tre rinvii nel giro di due mesi. Non c’è stato nulla da fare: slitta a marzo l’esame del disegno di legge sul testamento biologico alla Camera. Dopo il primo rinvio il 30 gennaio e un secondo a metà febbraio, sfuma anche la data del 27 febbraio, mettendo seriamente a rischio l’approvazione della legge in questa legislatura sulla cui fine ad oggi non ci sono certezze. L’ennesimo è dovuto al fatto che la Commissione Affari sociali (quella di merito) non ha potuto votare il mandato al relatore, perché tardano ad arrivare i pareri delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia che, infatti, hanno manifestato la necessità di avere più tempo a disposizione per l’esame in sede consultiva vista la complessità del provvedimento. Il tempo finora avuto non è bastato a dissolvere i dissidi interni tra i membri degli organi collegiali, soprattutto in merito al Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento), uno dei punti cardine del testo. Divergenze a parte, secondo quanto annunciato, i pareri dovrebbero essere espressi entro mercoledì, 1 marzo, in modo che la XII Commissione possa concludere l’esame entro il 2 marzo. Ma considerando che poi il testo dovrà andare anche al Senato, l’approvazione del testamento biologico ora è seriamente a rischio.