Italia ultima in Europa sui pagamenti elettronici. Molti esercenti ancora oggi rifiutano di essere pagati con il Pos. Non lo sanno, ma fanno un favore a evasori e criminalità

dalla Redazione
Economia
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L’Italia,  ultima in Ue, deve recuperare un gap di digitalizzazione, in particolare sui  pagamenti elettronici. Ancora oggi ci sono esercenti che, forti anche di una sentenza del Consiglio di Stato, possano rifiutarsi di accettare pagamenti tramite Pos. Digitalizzazione e innovazione sono le prime e più efficaci armi contro l’evasione, la corruzione e la criminalità. Lo denuncia Maurizio Pimpinella, il presidente dell’Apsp (Associazione prestatori servizi di  pagamento), che intervenendo al Digital&Payment Summit 2018, ha sottolineato il ritardo italiano: “”L’Italia è ultima nell’Unione europea per utilizzino di internet con dispositivi mobili (40% contro l’80% della Spagna che è prima); il 73% degli universitari del nostro Paese non  sa cosa sia l’industria 4.0, l’85% circa non ha mai sentito  parlare di blockchain e solo il 6% sa definire cosa sia il cloud computing”. Legislatori, imprese, startupper Over the Top,  docenti che abbiamo riunito oggi in questa sorta di seduta comune di un ‘Parlamento digitale’  – aggiunge il manager – possono cambiare le cose e fare della moneta elettronica un fattore di legalità e di sviluppo economico del nostro Paese. Serve una nuova formazione che abbia nell’Università il perno dell’educazione digitale – ha  insistito – oggi ancora esiste una netta discrepanza tra le capacità richieste e quelle possedute dai nostri giovani, un disavanzo che, se non invertito, nel medio periodo procurerà  gravi danni economici. Accanto alla formazione, occorre una normativa coerente al passo coi tempi, anzi, che li anticipi”. A proposito di normativa, dallo scorso 13 gennaio è entrata in vigore il 13 gennaio la Psd2 (Payment service direttive 2), un provvedimento che prevede nuove regole per la protezione dei pagamenti online effettuati da device mobili e non, e con bancomat e carte di credito. A fine dicembre il Consiglio dei ministri italiano aveva recepito la direttiva europea, anche su pressione delle associazioni dei consumatori, direttiva che ha come obiettivo finale quello di aumentare la trasparenza e la sicurezza dei pagamenti su Internet. La normativa non riguarda soltanto i pagamenti effettuati da singoli cittadini, ma anche quelli delle aziende.  Ad oggi, secondo l’Agid – l’agenzia per l’Italia digitale – sono quasi 17mila le amministrazioni che hanno aderito a pagoPA, la nuova modalità che consente  i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione in modalità standardizzata. Tra gli enti che permettono il pagamento dei loro servizi tramite pagoPA ci sono: 8.700 Scuole e Università, 3.800 Comuni ed altri enti locali collegati, 14 tra Regioni e Province autonome, 8 Ministeri e le più importanti amministrazioni centrali fra cui Inail, Inps, Agenzia delle Entrate Riscossione, Consip e Aci.

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