Italiani, popolo di giuristi fai da te. Di Maio & C. accusano di alto tradimento Mattarella. E su Google la parola più ricercata è “impingement”

dalla Redazione
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Da Facebook a Twitter è un proliferare di costituzionalisti. Pochi conoscono a memoria l’articolo 1 della Costituzione (solitamente ci si ferma al primo comma per non sbagliare…), ma tutti pare sappiano cosa voglia si intenda per “messa in stato d’accusa” del presidente della Repubblica. Professoroni d’ogni tipo che mangiano diritto e che sembra non abbiano mai letto in vita loro altro che manualoni di giurisprudenza. Sin da quando erano bambini: altro che favolette, principi azzurri e streghe cattive. Molto meglio articolati, commi, norme e sottonorme. Altro che Gianni Rodari, meglio leggere Costantino Mortati. Va via in scioltezza.

Strafalcioni continui – Basta scorrere i social, d’altronde. Tutti a pubblicare foto di libri nei quali si ritroverebbe, a seconda dei casi, ora la prova della grave responsabilità di Sergio Mattarella, ora la sua assoluta e imprescindibile prerogativa. E, ovviamente, qua e là spunta la critica al costituzionalista di fama mondiale che, a detta del fruttivendolo Mario Rossi o dell’idraulico Gianni Bianchi (con tutto il rispetto per fruttivendoli e idraulici), non capisce nulla di diritto. Stessa scena nei bar, nelle tabaccherie e nella metro. Finanche dalla parrucchiera: orde di studiosi e di giuristi si accapigliano su quanto sta accadendo, citando esimi sconosciuti e sottoponendo all’avversario la ragione a loro dire archimedea. Insomma, l’Italia del 2018 anche meglio dei salotti illuministi del Settecento. Il razionalismo assoluto o l’empirismo relativo ha lasciato posto a “impeachment”. O “Impichment”. O forse era “Impicment”. Meglio ancora il favoloso e insuperabile “impingement“. E già. Perché da quando alcune forze politiche hanno chiesto la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica (secondo quanto previsto dall’articolo 90 della Costituzione, ma questo i nostri eroi già lo sanno…), le ricerche su Google sono aumentate a dismisura. E le parole ricercare, dati alla mano, sono proprio queste. Peccato però che ai solerti espertoni che sono andati a digitare la parola della discordia, siano usciti risultati inaspettati. Anche siti medici, visto che “impingement” in inglese è proprio una malattia. Si tratta di una patologia che interessa i muscoli legati al movimento della spalla. In italiano si traduce “sindrome da conflitto sub-acromiale”. Niente a che fare con abuso della Costituzione o messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Non solo. Come ha fatto notare ieri HuffPost, stando al tool Google Trends, che registra le parole più digitate sul web, la gaffe è di portata nazionale, visto che gli errori grammaticali provengono un po’ da tutta Italia. Specie da Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, dove la ricerca errata (“impingement”) addirittura supera quella corretta. C’è poi anche una piccola porzione di ricerche per altri termini sballati, come “impiccment” e “Impichment”. Insomma, saremo anche tutti giuristi, ma in inglese siamo tutti rimandati a settembre. Meglio continuare, come al solito, con la moda del “tutti allenatori di calcio”. Quello ci riesce meglio. Non fosse altro che non dobbiamo fingere di conoscere parole che non sappiamo neanche scrivere.

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