La beffa della spending review. Non produce risparmi, ma ci riempie di libri degli ex Commissari. Ora è il turno di Roberto Perotti

di Stefano Sansonetti

La beffa di una spending review incompiuta. Possibile che dei tanto strombazzati piani di revisione della spesa pubblica alla fine rimangano solo libri? Eppure pare proprio che l’esito finale sia questo. L’ultima novità in ordine di tempo è che anche Roberto Perotti, uno dei consulenti di palazzo Chigi per la spending review che a inizio novembre se ne è andato sbattendo la porta, ha in cantiere un libro sulla sua esperienza non troppo fortunata di “Mister forbici”. In base a quanto filtra la casa editrice che dovrebbe pubblicare la fatica letterario-economica è la Feltrinelli. Se così fosse, alla fine, si avrebbe un doppio ricorso storico. Si dà infatti il caso che anche un ormai celebre predecessore di Perotti, ovvero Carlo Cottarelli, tempo fa abbia dato alle stampe per Feltrinelli un libro dall’eloquente titolo “La lista della spesa” e dall’altrettanto eloquente sottotitolo “la verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare”.

LA SOLITA VICENDA
La storia di Cottarelli, economista nel frattempo tornato a lavorare al Fondo monetario internazionale, ha il valore del precedente. Chiamato come commissario alla spending review dal Governo di Enrico Letta, e inizialmente confermato da Matteo Renzi, è poi stato scaricato per far posto al profilo di Yoram Gutgeld, sicuramente più congeniale al “giglio magico”. La sua eredità, in prima battuta condensata in decine di dossier tematici con proposte di tagli di spesa mai applicati, è poi stata trasfusa nel suddetto libro. Ma questo precedente, a quanto pare, sta aprendo la strada a un’analoga iniziativa da parte di Perotti, chiamato da Renzi ad affiancare Gutgeld, ma anche lui vittima della solita “sindrome”, se così si può dire: proposte di revisione di spesa meticolosamente elaborate ma molto sbrigativamente accantonate dall’Esecutivo. Perotti, in particolare, aveva proposto un taglio selettivo del mare magnum delle cosiddette “tax expenditures”, in pratica quel ginepraio di agevolazioni fiscali che ogni anno succhiano allo Stato un mucchio di soldi. Quanti? Qui ognuno, nel corso degli anni, ha detto la sua. Vieri Ceriani, all’epoca sottosegretario all’economia del Governo di Mario Monti, aveva censito 720 voci che sulla carta sottraggono 254 miliardi di entrate. L’estate scorsa il Dipartimento delle finanze, poi ripreso dall’Ufficio parlamentare di bilancio, ha sfornato una griglia con 282 voci che in tutto costano 161,3 miliardi di minori entrate. Insomma, Perotti ha provato a disboscare questa giungla, soprattutto per ciò che concerne una serie di deduzioni e detrazioni che riguardano settori come trasporto e agricoltura. Dal suo piano si sarebbe potuto recuperare 1 miliardo. Ma non se ne è fatto niente. E la Manovra di Renzi, che aveva promesso una spending di 10 miliardi, alla fine si è fermata a 5,8 (di revisione della spesa vera e propria).

GLI SVILUPPI
Sul libro di Perotti, naturalmente, al momento c’è il più assoluto riserbo. Anche l’economista un po’ si schermisce. Contattato da La Notizia sull’ipotesi del libro, ha fatto sapere quanto segue: “Non escludo di scriverlo ma per ora non ho accettato alcuna proposta”. Il che conferma due cose: Perotti sta valutando la pubblicazione del libro e in tal senso ha già ricevuto alcune proposte. Dal canto suo la Feltrinelli, senza smentire di avergli formulato una proposta, si è limitata a dire che “al momento non è in cantiere la pubblicazione di un libro di Perotti”. Comunque vada a finire un fatto è certo. In Italia, almeno finora, la spending review ha generato più libri che risparmi.

Twitter: @SSansonetti

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