La Corea del Nord torna a minacciare il Giappone. Il regime lancia 4 missili e 3 cadono vicino le coste nipponiche

dalla Redazione
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La Corea del Nord di Kim Jong-un torna a sfidare il Giappone. Il regime di Pyongyang ha lanciato quattro missili balistici e tre di loro sono caduti vicino alle coste del Giappone. La Corea del Sud ha già fatto sapere di contro che, insieme agli Stati Uniti, sta “analizzando nel dettaglio” quel che è successo, definendo “una minaccia reale e immediata” il bellicoso vicino.

A Tokyo, intanto, il premier Shinzo Abe ha detto che la Corea del Nord ha sparato i missili “quasi simultaneamente” e che di questi, dopo aver percorso circa mille chilometri verso Oriente, tre sono caduti “nella Zona Economica Esclusiva” giapponese cioè a meno di 200 miglie nautiche (370 chilometri) dalla costa. “Questo dimostra chiaramente che la Corea del Nord ha raggiunto un nuovo livello di minaccia”, ha aggiunto Abe, che ha convocato subito una riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezza.

Intanto, da quanto riferito dal ministro degli Esteri nipponico, Fumio Kishida, il Giappone avrebbe intenzione di rivolgersi alla Russia dopo il lancio di missile balistici effettuati nelle scorse ore dalla Corea del Nord. “Abbiamo subito contattato i governi di Washington e Seul – ha detto Kishida -, ma ora stiamo considerando la possibilità di contattare sulla questione anche Pechino e Mosca”.

È arrivata, intanto, la posizione di Washington che ha condannato fermamente il lancio di quattro missili balistici da parte della Corea del Nord, promettendo di “utilizzare tutta la gamma di strumenti a disposizione contro questa minaccia crescente”. “Gli Stati Uniti condannano energicamente il lancio di missili balistici da parte della Corea del Nord, lancio che viola le risoluzioni del Consiglio dei Sicurezza delle Nazioni Unite che vietano esplicitamente (a Pyongyang) di realizzare questi lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner. “Continuiamo ad essere preparati -e continuiamo a fare passi per aumentare la nostra preparazione- per difendere noi stessi e i nostri alleati da un attacco, e siamo pronti a usare tutta la gamma di strumenti a nostra disposizione contro questa crescente minaccia”.