La corsa verso Palazzo Chigi: ecco su quali elettori e programmi puntano i quattro leader in campo

di Giorgio Velardi
Politica
Politiche 2018

Liberi e Uguali – Operai e ambientalisti. Grasso riesuma i totem della sinistra

1465371790-0-pietro-grasso-la-mafia-cerca-profitti-dal-calcioPietro Grasso si mette il caschetto in testa. Non solo perché la discesa nell’agone politico da leader della neonata forza di sinistra, Liberi e Uguali (sintesi di Articolo1-Mdp, Sinistra Italiana e Possibile), ha già esposto il presidente del Senato al fuoco di fila degli ex compagni del Partito democratico. Ma soprattutto perché nell’elettorato di riferimento di LeU c’è in primis quel che resta del cosiddetto mondo operaio. Ma non solo. A ingrossare le fila, almeno nelle intenzioni, dovrebbero finire anche precari e disoccupati – in un derby a distanza col Movimento 5 Stelle col quale potrebbero crearsi convergenze post-voto –, ambientalisti e femministe. Più il sindacato, ovviamente quello che fa riferimento alla Cgil di Susanna Camusso. Ma anche il mondo dell’associazionismo e della cultura. Del resto, il documento unitario sottoscritto un mese e mezzo fa da Roberto Speranza (Mdp), Nicola Fratoianni (SI) e Giuseppe Civati (Possibile) parla chiaro. E fa capire a quali soggetti Grasso e i suoi parleranno in campagna elettorale in vista del voto di marzo. Partendo dal lavoro, è arcinota l’intenzione di cancellare senza se e senza ma il famigerato Jobs Act di renziana memoria, reintroducendo l’art. 18. Non a caso proprio Pier Luigi Bersani, uno dei leader di Movimento Democratico e Progressista, a metà novembre aveva lanciato il sasso: “Se il Pd cancella il Jobs Act e si tiene Renzi come leader ci stiamo alla grande”. Sappiamo com’è andata a finire, ma la battaglia è appena cominciata. Stesso discorso per la Buona scuola: è anche da lì, dal mondo accademico che ha in parte voltato le spalle al Centrosinistra, che LeU spera di recuperare parecchi consensi, finiti nella quasi totalità nel pozzo senza fondo dell’astensionismo. L’altro fronte di riferimento, come detto, è quello ambientalista. Se infatti i Verdi di Angelo Bonelli hanno scelto di andare in coalizione col partito di Matteo Renzi, Liberi e Uguali è riuscito a portare dalla sua Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente che proprio ieri ha rassegnato le dimissioni dall’incarico per assumere quello di coordinatrice della campagna elettorale del presidente del Senato. E ancora: nonostante la diatriba delle “foglioline” e l’accusa di “maschilismo”, LeU s’è posto l’obiettivo di parlare al mondo femminile, o femminista che dir si voglia. “La piena affermazione a tutti i livelli della pari dignità individuale e sociale delle donne – è scritto nel già citato documento – è un pilastro del nostro progetto di attuazione integrale della Costituzione repubblicana e del suo cuore pulsante, l’articolo 3”. E “va combattuta senza tregua ogni forma di violenza sulle donne”. Proprio per questo, nei prossimi giorni (venerdì 22) anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, che in questi anni ha fatto proprio della parità di genere e della difesa della donna una sua bandiera, si unirà alla truppa di Liberi e Uguali.

 

Partito democratico – Europeisti e imprese. Renzi a caccia di sponde per il bis

AFP_NY0CY-kFEI-U43310756532386J6F-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Tornare a Palazzo Chigi sembra impossibile, come peraltro gli ha fatto notare tre giorni fa il Guardasigilli ed ex sfidante alle primarie, Andrea Orlando (“mi pare davvero complicato in un quadro di coalizione”). Anche perché le rivelazioni dei soggetti auditi in Commissione Banche, che nelle intenzioni sue e del “Giglio magico” avrebbero dovuto riportare un po’ d’acqua al mulino, si stanno rivelando un boomerang. Matteo Renzi oggi sembra finito in un cul-de-sac. Ma l’uomo non molla. Così il segretario del Partito democratico tira dritto verso una campagna elettorale nella quale vuole giocare un ruolo da protagonista, col rischio però di finire sul gradino più basso del podio, se non addirittura col cucchiaio di legno in mano. In questi anni, complici certe scelte rivendicate a più riprese, per esempio Jobs Act e Buona scuola, l’ex sindaco di Firenze s’è fatto più nemici che amici. Tanto che il bacino elettorale si è via via prosciugato e adesso, per ammissione degli stessi sondaggisti, l’ex premier non riesce nemmeno più a drenare voti al centro, quelli dei cosiddetti moderati, visto il ritorno in campo di Silvio Berlusconi e la conseguente risalita di Forza Italia. Al centro del villaggio c’è nuovamente il tema dell’Europa (così si spiega l’ingresso in coalizione della lista di Emma Bonino), contro la quale in questi anni “Matteo” non ha lesinato critiche. Ma adesso “noi siamo quelli dell’Europa, non quelli che vogliono uscire dall’euro o che propongono la doppia moneta”, ha detto il leader dem dal palco dell’ultima Leopolda sentendosi un po’ Macron. E proprio due giorni fa, nel botta e risposta a distanza col leader del M5S, Luigi Di Maio, l’interessato è tornato a battagliare: “Ha fatto chiarezza: lui voterebbe per l’uscita dall’euro. Io dico invece che sarebbe una follia per l’economia italiana”. Un messaggio nemmeno troppo indiretto al mondo della grande industria, salito sul carro di “Matteo” quando correva incontrastato. Certo è che i messaggi lanciati dall’Ad di FCA Sergio Marchionne (“Renzi ha perso qualcosa da quando non è più premier, non so nemmeno se si ricandida”) e dall’ingegner Carlo De Benedetti (“ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani, il candidato naturale è Gentiloni”) non sono un buon viatico.

 

Forza Italia – Anziani e animalisti. Berlusconi rispolvera i cavalli di battaglia

BERLUSCONIIl refrain è lo stesso delle volte precedenti: “Meno Stato per fisco e burocrazia, più Stato per infrastrutture e sicurezza”. Stavolta però in vista del ritorno alle urne a marzo Silvio Berlusconi ha deciso di puntare forte su due categorie, che alla fine potrebbero spostare l’ago della bilancia a suo favore: gli anziani e gli animalisti. Già a fine 2014 l’ex premier scrisse agli “amici pensionati” promettendo faville: dentiere e cataratte gratis, cinema, treni e taxi idem. Niente tasse sulla casa di proprietà. Senza contare il tema più succulento, cioè quello delle pensioni: “Minime a mille euro per 13 mensilità”. Adesso però Berlusconi si è spinto oltre, ipotizzando la creazione di un ministero della terza età se il Centrodestra dovesse tornare al Governo. Calcolando che la propensione a partecipare al voto degli Over-65 è maggiore rispetto a quella degli Under-35, non fosse altro perché su una popolazione adulta di 50,7 milioni di persone circa il 27% (13,5 milioni) ha più di 65 anni mentre i giovani (18-29 anni) rappresentano solo il 14,6% dell’elettorato, quella del presidente di FI è una strategia tutt’altro che campata in aria. Stesso discorso per il voto “animalista”. Berlusconi ha “benedetto” il movimento dell’ex ministra Michela Vittoria Brambilla, che per i sondaggisti potrebbe portare in dote, nella migliore delle ipotesi, un 2/3% di voti. Sempre meglio di niente, con una legge elettorale con la quale trovare una maggioranza è una mission impossible. Certo, il Cav dovrà vedersela coi potenziali alleati di Governo, Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), che dal canto loro pungolano su altre tematiche, in primis l’euro (per entrambi uscire dalla moneta unica non sarebbe poi così male), l’immigrazione e la cancellazione della legge Fornero. Tutti d’accordo, invece, sulla cosiddetta flat tax, la ‘tassa piatta’. Su un punto, però, “Silvio” e “Matteo” la vedono diversamente: il primo vuole l’aliquota al 23%, il secondo al 15%.

 

Movimento 5 Stelle – Disoccupati e No-euro. Di Maio cerca pure il placet della Chiesa 

141243483-2ebedf5e-f90c-4369-be3a-e3a7e2267808Piccola e media impresa, lavoratori autonomi, precari, disoccupati. Ma anche no-euro, intesi come contrari alla moneta unica, e un pezzo di mondo cattolico. Senza dimenticare quello agricolo. Se alle scorse Politiche il Movimento 5 Stelle (M5S) si presentò sulla scena come forza antisistema contraria soprattutto ai privilegi della Casta, riuscendo ad accaparrarsi i voti di un elettorato trasversale (l’Istituto Cattaneo lo definì un “movimento pigliatutti in grado di raccogliere consensi diffusi in tutte le categorie occupazionali”), quella che suona adesso è tutt’altra musica. I pentastellati infatti hanno individuato target specifici, complice pure – fa notare qualcuno – l’attivismo di Vincenzo Spadafora, responsabile delle relazioni istituzionali del candidato premier Luigi Di Maio. La sua ‘eminenza grigia’. Uno dei punti di riferimento del M5S come detto è il mondo delle Pmi, cioè le imprese con meno di 250 dipendenti. Una scelta non casuale, quella del vicepresidente della Camera e dei vertici del Movimento (Beppe Grillo e Davide Casaleggio), visto che uno studio dell’Ocse di tre anni fa le definiva come “la spina dorsale dell’economia italiana”, il “99,9% delle imprese della penisola”. Un bacino di voti enorme, insomma. Così come pure quello degli autonomi e dei precari: 4,7 milioni i primi, il numero più alto registrato tra i Paesi dell’Unione europea, 2,8 i secondi. Totale: 7,5 milioni. Senza contare i senza lavoro (7,7 milioni quelli a cui manca del tutto o in parte) destinatari del reddito di cittadinanza. Tasti, questi ultimi, sui quali batte pure la “nuova” sinistra di Pietro Grasso, con la quale potrebbero crearsi convergenze post-voto. Quanto alla moneta unica, lunedì proprio Di Maio ha rilanciato il tema di un referendum sulla permanenza o meno nell’euro, precisando però che si tratta di una ‘extrema ratio’: “L’obiettivo di governo del Movimento 5 Stelle è rendere la permanenza del nostro Paese nella moneta unica una posizione conveniente per l’Italia”. C’è poi l’elettorato della fu Democrazia cristiana: ad Avvenire (2 novembre) il vicepresidente della Camera ha spiegato che il programma grillino “prevede specifiche politiche di sostegno con sgravi fiscali per chi ha più di un figlio”. E anche la proposta di chiudere i negozi durante le feste, che tante polemiche ha suscitato nei giorni scorsi, sembra parlare agli stessi soggetti. Infine, capitolo agricoltura. Il programma dei Cinque Stelle propone, fra le altre cose, una limitazione dell’importazione selvaggia. A questo proposito, “occorre promuovere in sede europea l’applicazione di clausole di salvaguardia nei casi in cui le importazioni danneggino in maniera sostanziale l’economia locale”. E ancora: promozione di prezzi equi per i prodotti primari e promozione della filiera corta a chilometro utile.

Twitter: @GiorgioVelardi

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