La crisi ultimo regalo di Juncker. Ora servono più investimenti. Parla Rinaldi: “La stagnazione ha cause internazionali. Sarebbe colpa di Conte se fosse premier in Germania o in Cina”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Allarme: l’Italia è in recessione. A certificarlo è l’Istat e, come si sa, i numeri sono argomenti testardi. Resta, però, una questione da risolvere: di chi sono le responsabilità dietro questa involuzione? “E me lo chiede pure? È tutta colpa delle politiche di austerity imposte da Bruxelles”. Non ha dubbi a riguardo il professor Antonio Maria Rinaldi. “Non è un caso che finalmente che anche Juncker abbia ammesso pochi giorni fa gli errori fatti nella gestione della crisi proponendo ulteriore dose di austerity”.

Per il Pd è colpa del Governo in carica, invece.
“Mi era sfuggito, tra le tante notizie di cui si stanno occupando i giornali nelle ultime settimane, che nel frattempo sia Salvini che Di Maio che Conte siano diventati anche premier della Francia, della Germania e di molti altri Paesi, compresa la Cina (ride)”.

Anche noi, in effetti.
“Chiedo venia. Fatta questa costatazione, anche io mi associo al fatto che la colpa di questi dati è completamente loro. A parte le battute: è ovvio che questa tesi non sta minimamente in piedi”.

Perché?
“Basti guardare alla crisi della Germania. Berlino sta soffrendo enormemente soprattutto perché c’è il settore automobilistico che si sta riposizionando nella sua produzione non più orientata esclusivamente sui motori termici ma anche sull’ibrido”.

Ciò ha riflessi anche in Italia?
“Assolutamente sì. Questa riconversione che penalizza l’attuale fase di mercato. E penalizza anche noi, essendo fornitori delle case automobilistiche tedesche. Senza dimenticare un altro aspetto ancora più preoccupante”.

Quale?
“Gli ultimi dati rivelano una pesante contrazione dei consumi in Germania: in pratica le famiglie tedesche hanno meno propensione ad acquistare. E questo preoccupa molto considerando che, essendo la Germania un Paese votato all’export, in questo modo non ha equiparazione interna”.

Perché in Italia sono pochi a sottolineare questa dipendenza europea e internazionale?
“Guardi, mi meraviglio che proprio coloro che hanno sempre inneggiato alla globalizzazione, all’interdipendenza delle varie economie, proprio adesso si sono dimenticati che l’Italia sta subendo questa contrazione a causa proprio dei suoi principali partner, a cominciare dalla Germania”.

È inevitabile, però, chiederle a questo punto chi è il responsabile di questa situazione.
“Le politiche di austerity di Bruxelles. D’altronde anche Juncker ha ammesso gli errori fatti nella gestione della crisi quando propose ulteriore dose di austerity, mentre invece bisognava perseguire delle politiche economiche diametralmente opposte”.

E i precedenti governi italiani?
“Sono stati supini nel subire obtorto collo le politiche imposte da ll’Europa. Se una colpa si può dare ai governi precedenti è che sono stati troppo accondiscendenti alle politiche e ai paletti di Bruxelles”.

Accettazione impassibile di ciò che veniva chiesto in sede europea?
“Avrebbero dovuto osare di più guardando alle reali esigenze del Paese reale. Avrebbero dovuto farsi rispettare di più e proporre politiche proficue per il Paese”.

Guardando al futuro potremmo dire che si dovrebbe far tesoro degli errori passati.
“Assolutamente sì. Il fatto che ci sia un inizio di recessione non solo a livello europeo ma mondiale, dobrebbe indurre i governi come quello italiano, ad essere ancora più coraggiosi nei confronti degli investimenti pubblici e nel supporto alle fasce sociali più esposte, proprio per evitare che si vada incontro alla medesima macelleria sociale fatta dopo la crisi del 2008, particolarmente enfatizzata dal Governo Monti dopo il 2011. Speriamo che questa volta non si facciano gli stessi identici errori del passato”.

La Manovra gialloverde, secondo lei, va nella giusta direzione?
“Sì. Ma si dovrebbe cercare in fatto di investimenti pubblici di essere ancora più coraggiosi”.