La cura Donnet ha funzionato. Generali verso il nuovo piano. Utili, crescita del titolo e cassa sopra le attese. Il Leone di Trieste prepara una nuova stagione

di Sergio Patti
Economia

L’attesa è per il 21 novembre, quando il ceo delle Generali, Philippe Donnet, presenterà il piano industriale per i prossimi tre anni, puntando a superare prima di chiunque altro se stesso. Da quando il manager è al timone del colosso italiano delle assicurazioni, due anni fa, il titolo del Leone di Trieste ha guadagnato il 23,52%, battendo largamente i concorrenti: +16,70% Zurich, -1,79% Axa e Dj Stoxx Insurance +11,18%. I risultati dell’anno in corso d’altra parte sono eccellenti. A settembre l’utile è salito a 1,85 miliardi (+27% rispetto all’anno precedente, anche per effetto delle dismissioni) e ora c’è in cassa una disponibilità sufficiente per finanziare i più ambiziosi progetti in tutti i mercati più promettenti. I rischi dello spread sul debito sovrano in Italia sono dunque più che contenuti, mentre sul piano dei dividendi la politica del gruppo ha ampiamente soddisfatto gli investitori.

I BIG ITALIANI CI CREDONO – Nel 2016 le cedole hanno reso infatti il 5,67% e l’anno scorso il 5,59. Se si fa un paragone con i nostri Btp decennali, giusto per avere un riferimento di solidità equivalente, il ritorno negli stessi anni è stato dell’1,82% e del 2. Ci sarà anche questo motivo dietro il crescente appetito dei principali soci industriali italiani, che dal 2013 hanno quasi raddoppiato le loro partecipazioni, passando dal 6 a circa l’11%. E la salita di Benetton, Del Vecchio e Caltagirone non sembra intenzionata a fermarsi. Un turnover con Mediobanca, che invece è in predicato di ridurre la sua quota storica al 10%, mentre è incerto cosa deciderà di fare De Agostini con il suo 1,7% e Unicredit. Con il 42% del capitale in mano a investitori istituzionali, ma il 60,6 complessivo di azionisti italiani, Generali è uno dei veri campioni della nostra economia nel mondo, capace di crescere senza sacrificare la solidità finanziaria, oggi più che mai determinante nel mercato a lunghissimo termine della previdenza per gestire efficacemente tutti i possibili scenari di incertezza. Obiettivo quest’ultimo che Trieste ha sempre perseguito parallelamente alla creazione di valore per tutti i suoi stakeholder, come ha riferito il Cfo Cristiano Borean alla recente presentazione dell’ultima trimestrale.

LAVORO METICOLOSO – Per arrivare a questo traguardo si è però sudato parecchio. Donnet ha impostato la sua strategia prima di tutto razionalizzando la presenza geografica del Gruppo, cedendo gli asset meno redditizi e valorizzando invece quelli più profittevoli. Tutto questo con una meticolosa attenzione al taglio di sprechi e costi inutili. Un target per il quale non si è rinunciato a investire in innovazione e capacità di attrazione del brand, grazie anche al quale continua a crescere la raccolta. Come si fa con queste premesse a imprimere una ulteriore svolta? Nel business plan 2019-2021 Donnet avrà le mani completamente libere rispetto al piano appena completato, ereditato negli assetti progettuali dalla precedente gestione. Ciò nonostante i risultati raggiunti non erano affatto scontati, se si pensa alle turbolenze dei mercati finanziari e alla concorrenza globale nel comparto assicurativo. Di sicuro dunque si continuerà a puntare su tre pilastri: l’ottimizzazione finanziaria, la crescita degli utili e una trasformazione del business model. L’assicurazione insomma resterà il cuore, sia che si tratti del ramo danni che di quello vita, ma con la liquidità finanziaria disponibile sono alla portata ulteriori sforzi in settori molto profittevoli come l’asset management. Non certo grandiose notizie per chi si è illuso paradossalmente che un Leone possa essere preda e non cacciatore.