Debutto flop per il registro delle lobby della Camera. Le maggiori società snobbano l’iscrizione all’elenco

di Stefano Sansonetti
Politica

La Camera l’ha presentato in pompa magna. In teoria le ragioni ci sarebbero pure, visto che a Montecitorio ha fatto il suo debutto il “Registro dei rappresentanti di interessi”, in pratica la lista dei lobbisti accreditati. Un passo non da poco, dopo quello tentato con l’istituzione di un analogo registro da parte del ministro dello sviluppo, Carlo Calenda. Peccato, però, che a poche ore dalla pubblicazione la lista tanto voluta dalla vicepresidente di Montecitorio, Marina Sereni, già si presenti come un’enorme groviera. Tanto per dirne una, nel decantato elenco mancano i nomi delle più importanti società di lobbying italiane. Non c’è traccia, almeno per il momento, della Cattaneo Zanetto, della Bistoncini & Associati e di Open Gate. Solo queste tre aziende curano gli interessi di decine e decine di gruppi nazionali e internazionali, sempre a caccia del contatto giusto in Parlamento. E il fatto che i loro nomi non siano in bella mostra nell’elenco, proprio nelle ore del debutto, la dice lunga sulla serietà dell’iniziativa.

Il quadro – Non che manchino ragioni per un ovvio rallentamento di alcune procedure. Contattato da La Notizia, per esempio, Fabio Bistoncini (Bistoncini & Associati) ha spiegato che “per l’iscrizione la Camera chiede una certificazione da parte di ogni cliente”. Noi, ha aggiunto, “stiamo seguendo la procedura, ma abbiamo molti clienti esteri, ai quali non è sempre facile far capire che bisogna firmare una certificazione”. Andrea Morbelli di Open Gate, dal canto suo, ha fatto sapere che “la procedura di iscrizione è innanzitutto farraginosa nel momento in cui richiede l’accesso tramite identità digitale”. Poi “per chi ha tanti clienti non è facile farsi autorizzare in tempi veloci”. Anche Open Gate, in ogni caso, dice che l’iscrizione al Registro della Camera ci sarà. Stessa garanzia data a La Notizia dall’altra grande assente, Cattaneo Zanetto. Sul punto Paolo Zanetto ha spiegato che è “solo questione di tempi procedurali, la nostra iscrizione dovrebbe essere finalizzata a brevissimo”. Rimane il fatto che il segnale iniziale non è il massimo. E poi c’è il comportamento in completo ordine sparso da parte di chi nell’elenco è già presente. La società Community srl, guidata da Auro Palomba, ha inserito tutti i clienti con tanto di contratti e compensi. Se ne ricava che la stessa Community percepisce 120 mila euro da Msc Cruises, 48 mila euro da Qvc Italia, 40 mila euro da Gs Spa (Carrefour Italia), 35 mila euro da Edwards Lifescience Italia e 20 mila euro da Camst-La ristorazione italiana. Insomma, una disclosure quasi totale che non viene vista di buon occhio da qualche collega, secondo il quale tutto questo rischia di travalicare i limiti della riservatezza del rapporto lobbista-cliente. Anche la società QuickTop (ex Reti) mette in bella  mostra il contratto da 50 mila euro con Bat (British American Tobacco). Ma questo livello di trasparenza non è comunque la norma. C’è chi si limita a pubblicare le certificazioni dei clienti senza riportare compensi.

Gli altri – Si scopre così che la società Inrete srl fa lobbying per Coca Cola, Noesi srl cura gli interessi di Engie, Sec perora le istanze dell’Ancod (Associazione nazionale cliniche odontoiatriche), Strategic Advice ha tra i suoi clienti Neste, Federazione carta e grafica, Gas intensive scarl e BBBel, mentre a Utopia si sono affidati Flixbus, Aniasa (Associazione nazionale industria autonoleggio), Inarcassa e GLobal Blue Italia. Si tratta dei soggetti che hanno un interesse a farsi rappresentare alla Camera. Ciò significa molto semplicemente che i clienti di tutte queste società di lobbying in realtà sono più numerosi. La realtà vera è che, almeno per ora, anche questo registro sembra destinato a rivelarsi un flop. O l’ennesima occasione sprecata.

Twitter: @SSansonetti