La grande fuga dalla Capitale. Sky licenzia i primi venti lavoratori. Non era mai successo in quattordici anni. La procedura riguarda più di cento dipendenti

di Monica Tagliapietra
Tv e Media

Non c’è stato niente da fare. Dopo quattordici anni per la prima volta a Sky Italia sono arrivati i primi venti licenziamenti. Quei licenziamenti, in totale centodue, che l’azienda di Rupert Murdoch già a gennaio aveva annunciato, motivando i tagli con la riorganizzazione dell’emittente televisiva. E così, ieri, tecnici e amministrativi di cinquant’anni, con figli e famiglia si sono ritrovati in un attimo senza più un lavoro. Costretti ad andarsene senza neppure aver potuto finire il loro turno, lasciando scoperti persino i cambi per mandare in onda il telegiornale. Sono stati mandati tutti via all’improvviso, qualcuno avvicinato da un suo responsabile, solo per restituire il badge e lasciare l’azienda, ma con un ultimo ricatto: ritirare la riserva scritta presentata in cambio di un “ripescaggio” in extremis a Milano. Altro che “mutamento volontario della sede di lavoro”, come lo ha sempre chiamato l’azienda, l’obiettivo di Sky è un vero e proprio trasferimento collettivo.

Proposte vane – La vicenda era nata dalla volontà di Sky di chiudere la sede capitolina e trasferire gran parte dei dipendenti a Milano. La procedura era stata avviata lo scorso 16 maggio e già dal primo giorno l’azienda aveva reso noto che la maggior parte dei dipendenti aveva aderito alla cosiddetta “social mitigation”, cioè  una soluzione che prevedeva ventiquattro mensilità come buonuscita oppure, appunto, il trasferimento a Milano. Per molti dipendenti, però, come è ovvio, il trasferimento nel capoluogo lombardo era impossibile sia per motivi familiari che logistici. Così per scongiurare i licenziamenti dei restanti dipendenti, le organizzazioni sindacali avevano avanzato varie proposte all’azienda: tra le richieste, c’era la trasformazione dei contratti in part-time, oppure che i lavori amministrativi fossero lasciati a Roma facendoli svolgere da remoto, come in parte del resto già vengono effettuati. Ma Sky Italia ha sempre rifiutato queste offerte, pretendendo, secondo le organizzazioni sindacali, di scegliere chi mandare a Milano e chi ricollocare su Roma, licenziando tutti gli altri. Il sindacato Ugl, era persino arrivato a fare ricorso contro il comportamento antisindacale dell’azienda.

Condotta antisindacale – E il tribunale gli aveva dato ragione, condannando l’emittente televisiva. L’azienda, che si è sempre proclamata innocente in sede giudiziale, aveva dichiarato che erano stati i dipendenti a chiedere volontariamente il trasferimento. Il Tribunale non era stato dello stesso avviso, tanto da considerare irrealistico lo scenario in cui molti lavoratori radicati a Roma potesso richiedere di trasferirsi addirittura in una diversa regione. Dunque, per i giudici Sky avrebbe vilato il Contratto Collettivo Nazionale dei lavoratori. Ma tutto questo non è bastato a farmare il piano di ricollococazione dell’azienda. I licenziamenti andranno avanti, già sono partite altre lettere. Si chiude così nel peggiore dei modi una pagina oscura di questa multinazionale televisiva.