La grande ritirata dei manager: più dei robot temono la crisi. Nelle piccole imprese i dirigenti sono una rarità. Il leader Federmanager, Cuzzilla: “Si vince innovando”

di Sergio Patti
Cronaca

È il segmento nel mondo del lavoro che teme meno l’avanzata dei robot. Ma anche dirigenti e manager d’azienda devono fare i conti col passo corto dell’economia, e il loro numero in discesa certifica l’urgenza di una scossa al tessuto produttivo del Paese. A fare i conti e spingere lo sguardo verso i prossimi anni è stata ieri l’assemblea nazionale di Federmanager, l’organizzazione di rappresentanza del management industriale. “Bisogna puntare su competenze qualificate e su manager capaci di governare l’innovazione”, ha spiegato nella relazione introduttiva il presidente Stefano Cuzzilla. “Proprio all’avvento dei robot – ha continuato – si reagisce investendo nella qualità del lavoro di tutti, che è la sfida più grande che tutta l’Italia ha oggi dinnanzi”. Secondo i dati elaborati da Federmanager su fonte Inps presentati ieri, le imprese industriali con almeno un dirigente in organico sono diminuite del 16% dall’inizio della crisi ad oggi, passando dalle 18.724 unità del 2011 alle 15.742 del 2017. Nel periodo considerato, di conseguenza, anche il numero di manager si è contratto segnando un -9,5%.

Incentivare chi assume – Il trend negativo è principalmente concentrato nelle piccole e piccolissime imprese, che hanno chiuso o hanno perso managerialità. In 7 anni, invece, il numero medio di dirigenti è più che raddoppiato nelle aziende che contano tra 11 e i 50 manager ed è incrementato di quasi il 50% in quelle di grandi dimensioni, dotate di un organico superiore a 50 manager.

A fronte di una riduzione complessiva di queste figure apicali, nelle aziende industriali con almeno un dirigente la concentrazione media di dirigenti è cresciuta lievemente, passando dai 4,07 manager per azienda del 2011 ai 4,35 del 2017. “Le grandi aziende stanno tenendo, anche se non sostituiscono tutti i manager che vengono esodati”, ha rilevato Cuzzilla. Perciò preoccupa di più la situazione delle piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 90% del nostro tessuto produttivo. “Se queste imprese rinunciano a dotarsi di competenze manageriali – ha continuato il presidente Federmanager – non solo perderanno competitività ma rischieranno di scomparire rapidamente in un mercato selettivo, dominato dall’innovazione e sempre più globalizzato”. La riduzione dei manager, che nel 2016 sembrava aver raggiunto un punto di equilibrio (+1%) per effetto delle riorganizzazioni aziendali è collegata anche a un’altra variabile: la permanenza in azienda degli over 55, che oggi tornano ad aumentare. Con formazione dei giovani, assistenza e previdenza che diventano sfide sempre più grandi.

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