La guerra infinita tra Apple e Samsung. Quando l’abuso della tutela sulle idee creative diventa un freno all’innovazione

di MAURO MASI. Un altro capitolo dell’ annoso conflitto combattuto nei tribunali di mezzo mondo  tra Apple e Samsung su reciproche accuse di violazioni delle leggi sui brevetti.

Come i lettori di questa Rubrica ben sanno, nel settembre 2012 un Tribunale californiano condannò  Samsung a pagare ad  Apple un risarcimento di danni per 1,05 miliardi di dollari per aver violato tre brevetti considerati esclusivi dell’azienda di Cupertino La cosa all’epoca suonò abbastanza peculiare perché sulle stesse presunte violazioni i giudici di Gran Bretagna, Olanda, Germania, Corea e Giappone avevano dato (in primo grado di giudizio) ragione a Samsung.

Tant’è che, dopo qualche mese, le due aziende decisero di chiudere in via transattiva tutti i loro contenziosi lasciando aperta la via giudiziaria solo negli Stati Uniti. Lunedì scorso, Samsung ha accettato di pagare ad Apple 548 milioni di dollari al fine di chiudere la causa presso l’United States Federal District Court.

Finito tutto? Niente affatto perché contestualmente Samsung ha deciso di adire la Corte Suprema degli Stati Uniti argomentando che la legislazione vigente a tutela dei brevetti sia assolutamente superata e non più applicabile al mondo digitale.

Samsung ha focalizzato il suo ricorso esclusivamente  sulla normativa relativa ai “disegni industriali” ma forse è solo una strategia processuale attuata lanciando un “cavallo di Troia” per poi procedere all’attacco del bersaglio grosso: l’intera normativa USA a tutela dei brevetti. Vedremo cosa accadrà , ma non c’è dubbio che questa vicenda segnerà il destino di una normativa, quella a tutela dei brevetti appunto, fondamentale per la vita delle imprese ma che, oggettivamente, fatica ad adeguarsi alla rivoluzione del Web. C’è tra l’altro l’evidente necessità che, a livello mondiale, si raggiunga un miglior coordinamento tra le grandi aree brevettuali: quella americana, quella europea, quella giapponese/asiatica.

E c’è poi un discorso di fondo che la vicenda Apple/Samsung, a mio avviso, evidenzia molto chiaramente. Nessuno può dubitare della necessità di tutelare le idee creative industriali attraverso i brevetti e della necessità che esistano, sia nei sistemi nazionali sia in quello internazionale, norme chiare e precise cui appellarsi in caso di violazioni. Altro, però, è abusare (attraverso cavilli legali) della tutela concessa con i brevetti e bloccare l’innovazione. Tutto il percorso della moderna tecnologia è fatto, a ben vedere, di un continuo perfezionamento di idee creative magari proposte da altri. Il punto nodale sta nell’elaborare un sistema tecnico e normativo che permetta di distinguere dove c’è solo plagio e dove invece c’è autentica innovazione. Francamente chi tiene alle ragioni della tutela del diritto d’autore/copyright/brevetti deve auspicarsi che, oltre un certo necessario livello, queste dispute siano decise dal mercato. Quindi da tutti noi.