La Lega vuole limitare l’Anticorruzione. Tensioni sul nuovo Codice degli appalti. Ma è muro del M5S: I poteri di Cantone non si toccano

di Paolo Vita
Politica

La Lega cerca la rottura con il Movimento 5 Stelle sulla lotta alla corruzione. A dar fuoco alle polveri è stata una dichiarazione del sottosegretario alle Infrastrutture leghista, Massimo Siri che ha detto: “Questo Codice degli appalti va cancellato e riscritto” e poi ha proseguito con dichiarazioni del tipo serve “più buonsenso e meno burocrazia” e anche “siamo l’unico paese con un ente contro la corruzione, come se ci fossimo convinti che siamo tutti corrotti: invece è il contrario, siamo tutti persone per bene fino a prova contraria”. Come se l’Italia non avesse un enorme problema di corruzione.

L’oggetto del contendere è la bozza del disegno di legge delega per la riforma del Codice degli appalti, che è stata esaminata ieri sera dal Consiglio dei Ministri, in cui è scritto che “mira a promuovere discrezionalità e la responsabilità delle stazioni appaltanti” e rendere più efficienti e tempestive le procedure, per “ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche”. Viene anche previsto “l’obbligo per le amministrazioni di adottare moduli unificati e standardizzati”, e “semplificare e razionalizzare” i controlli sugli appalti, e di “accelerare le procedure di spesa e contabili”.

La riforma della normativa – prima ancora di essere approvata ufficialmente – è finita sotto a tiro incrociato di polemiche. Il primo a contestare l’approccio del Governo, è stato proprio il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, che ha Radio sottolineato come non sia l’attuale normativa a rallentare gli appalti. “Il problema vero – ha detto – è l’incapacità della burocrazia rispetto a certe sfide, c’è un problema di regole ma anche dei soggetti che le devono applicare”. L’approccio leghista alla riforma del codice degli appalti ha scatenato l’ira del Movimento 5 Stelle visto che la bozza che circola prevedrebbe una rimodulazione del ruolo di Anac, con la previsione di “atti interpretativi non vincolanti” dell’Autorità nei confronti delle stazioni appaltanti.

Cioè punterebbe a trasformare gli uffici di Raffaele Cantone in meri passacarte con pochi poteri e armi spuntate. In sostanza, la riforma del Codice degli appalti prevede che le norme generali saranno fissate con il futuro decreto attuativo, mentre il regolamento servirà a specificare i criteri di dettaglio per l’applicazione delle norme. Si parte dalla nomina, il ruolo e i compiti dei responsabili dei procedimenti d’appalto fino alla progettazione dei lavori, servizi e forniture e verifica del progetto.

Il regolamento detterà le norme esecutive sul sistema di qualificazione, i requisiti degli esecutori di lavori e i contraenti generali. Non solo, si occuperà anche della realizzazione dei contratti e della selezione delle offerte, della direzione dei lavori, delle categorie di opere, collaudo e verifica, tutela dei lavoratori, affidamento dei lavori sotto soglia comunitaria, dei lavori che riguardano i beni culturali e i requisiti degli operatori economici che si occupano di ingegneria e architettura.

Per il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, “La corruzione non si combatte con il solo buonsenso, ma con severe leggi anticorruzione, leggi da applicare sempre. Chi afferma il contrario è in malafede, o di un’ingenuità assoluta. Si deve alleggerire certo la burocrazia, ma non i controlli: la trasparenza batte la mafia”, dice Morra con parole che suonano come un nessuno tocchi l’Anac.