La mafia mette a ferro e fuoco la Puglia: 32 morti in due anni. Ma a Foggia manca persino il capo della Procura

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Trentadue morti ammazzati in agguati e a causa di faide criminali. Trentadue morti in soli 19 mesi. Più di uno ogni 30 giorni. Basta questo per capire, come detto oggi dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che “la criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una mafia di serie B“, dato che le faide tra clan nel Foggiano vanno avanti da 30 anni e “ci sono stati 300 omicidi, l’80% di questi è rimasto impunito”.

Bastano questi numeri per capire come la realtà foggiana stia rimanendo stritolata nella morsa della criminalità. Una criminalità che, pur non avendo gli introiti delle più camorra e ‘ndrangheta, è forse anche più pericolosa. Perché spara e uccide chiunque osi a intralciare il suo business. Non è un caso che nell’ultima relazione, pubblicata proprio in questi giorni, l’Antimafia ponga l’accento sulla “inusitata violenza” della società foggiana e della mafia garganica, formazioni criminali autoctone (distinte dalla più nota Sacra Corona Unita) attive in territorio foggiano “dove continuano a registrarsi attentati dinamitardi ed incendiari in danno di imprenditori ed esercizi commerciali”. Già, perché è l’estorsione insieme al narcotraffico la fonte prima di guadagno di questa criminalità. Una criminalità che ora fa ancora più paura perché lo scontro, com’è evidente dai fatit di cronaca, si è acuito, alimentato da faide interne e dalla presenza di più gruppi che non vogliono rinunciare alla propria porzione di potere.

Geografia criminale – Il clima che si respira da Vieste a San Marco in Lamis, da Foggia fin su al Tavoliere, è di quelli roventi. Per via del fatto che, come denuncia l’Antimafia, è difficile ritracciare un’organizzazione piramidale. Partiamo da Foggia. Qui lo scontro per il controllo del territorio vede contrapposte due famiglie: Sinesi-Francavilla contro i Moretti-Pellegrino-Lanza. Fino ad un anno fa vigeva una pax mafiosa, interrotta però bruscamente con il tentato omicidio a danno del boss della famiglia Sinesi, rimasto ferito a bordo dell’auto della figlia. Da lì agguati e omicidi si sono succeduti a raffica: nove fino ad oggi. Ma è la mafia garganica la più indomabile in questo periodo. Non solo l’agguato di ieri, ma anche quello in rosticceria dello scorso 27 luglio a Vieste nel quale è stato freddato il pregiudicato Omar Trotta, è conseguenza di lotta intestine tra famiglie criminali. Tante famiglie. Il puzzle è complesso: ogni paese ha il suo clan. Da una parte i potenti Notarangelo, dall’altra gli “scissionisti” che fanno capo a Marco Raduano, ex braccio destro dello stesso Notarangelo, tornato in libertà a febbraio e da allora sparito dai radar. Ma non è tutto, perché la situazione garganica è resa ancora più precaria, dice la Dia, dalla “ambizione di gruppi di altre aree”, soprattutto provenienti dalle zone di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata, dove regnano (e si odiano) i Romito, i li Bergolis e i Martino. Esattamente le famiglie coinvolte nell’agguato di ieri.

Il silenzio dello Stato – La domanda nasce spontanea: dinanzi a un’emergenza del genere, qual è stata la risposta dello Stato? Sarebbe interessante conoscerla, peccato non sia mai arrivata. L’ultimo grido di aiuto è arrivato quando la commissione Antimafia è andata a Foggia: “ci è stato sottolineato il problema di immettere personale che abbia la capacità di leggere problematiche che prima non c’erano”, aveva detto la presidente Rosy Bindi. Già, il personale. Basti consultare i dati, reperibili sul sito del Csm, relativi ai magistrati giudicanti in servizio a Foggia: ci sono 18 sostituti procuratori per una pianta che formalmente dovrebbe contarne 22. Quattro in meno, dunque, per controllare tutta la provincia e i vari focolai criminali. Ma c’è di più: ad aprile il procuratore capo Leonardo Leone De Castris va via da Foggia, spostato a Lecce. Ebbene, a oggi ancora deve essere nominato il successore (tanto che sul sito della Procura foggiana risulta ancora De Castris). Quattro mesi di nulla. E poi c’è la Direzione Investigativa Antimafia, che ha sede a Bari. Alcune associazioni antimafia a inizio anno avevano lanciato una petizione per istituire una Sezione Operativa della Dia a Foggia. Idea drammaticamente naufragata.

Tw: @CarmineGazzanni