La piaga dell’ingiusta detenzione. Così lo Stato butta 656 milioni. Ogni anno mille persone finiscono in cella per errore. Il Governo: azioni disciplinari alle toghe che sbagliano

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Quando si parla di ingiusta detenzione, inevitabilmente il nome che torna alla mente è quello di Enzo Tortora. Purtroppo, però, in Italia si contano casi simili ogni giorno. Per la precisione, tre ogni giorno. I dati, clamorosi, sono snocciolati dall’osservatorio “errori giudiziari” che, elaborando i dati del ministero dell’Economia, informa che dal 1992 al 2007 le persone che hanno subito una ingiusta detenzione, cioé una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, prima di essere riconosciute innocenti con sentenza definitiva, sono state 26.412. Un numero clamoroso che fa il paio con quello relativo agli indennizzi. Per risarcirli, infatti, lo Stato ha versato complessivamente poco meno di 656 milioni di euro. Una cifra monstre – specifica l’osservatorio nato dall’idea di Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, due giornalisti che si occupano da anni di questo incredibile fenomeno – che sale ulteriormente se si includono anche gli errori giudiziari in senso tecnico (cioè quelle persone che vengono condannate con sentenza definitiva, ma poi sono assolte in seguito ad un processo di revisione perché si scopre il vero autore del reato o un altro elemento fondamentale per scagionarli). Ecco che così il numero delle vittime sale a 26.550, per una somma totale di 768.361.091 euro in risarcimenti versati dal 1992 ad oggi.

La denuncia – Parliamo, dunque, di una media annuale di oltre mille ingiuste detenzioi ogni anno, per una spesa superiore ai 29 milioni di euro l’anno. Ogni ora che passa lo Stato italiano brucia 3.310 euro per risarcire chi è stato mandato ingiustamente in carcere, 55 euro ogni 60 secondi. Così, giusto per avere contezza di cosa stiamo parlando. Ed è per questa ragione che il deputato ed ex viceministro alla Giustizia, Enrico Costa, ha presentato un’interrogazione sul punto. Anche perché l’ultimo anno di cui conosciamo il dato (2017) ha visto una crescita del fenomeno, sia per quanto riguarda i casi di ingiusta detenzione (che hanno toccato quota 1.013, contro i 989 registrati nell’anno precedente) sia per l’ammontare complessivo dei relativi risarcimenti (34 milioni di euro). Dati clamorosi, dunque. Cui si aggiunge, a leggere la denuncia parlamentare di Costa, anche un retroscena chiaroscurale. La legge, infatti, impone che il Governo, “entro il 31 gennaio di ogni anno”, presenti alle Camere una relazione contenente “dati, rilevazioni e statistiche relativi all’applicazione, nell’anno precedente delle misura cautelari personali”. E, in questa relazione, devono essere compresi anche le “sentenze di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione”. Un particolare fondamentale per conoscere le ragioni per cui tante persone vengono private della libertà personale. Peccato, però, che tale focus sia assente dalla relazione consegnata al Parlamento nel gennaio 2018. Il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, nella risposta a Costa riconosce tale deficit che tuttavia, assicura, sarà colmato nella prossima relazione, che ovviamente verrà consegnata a inizio 2019. Ma c’è di più. Ferraresi, infatti, assicura che “sarà promossa l’azione disciplinare in tutti i casi in cui vengano riscontrate obiettive violazioni di legge dovute a grave ignoranza o negligenza inescusabile”. E precisa: nel 2018 sono state esercitate 6 azioni disciplinari per ritardata scarcerazione. Un cambio di passo importante. Di cui beneficerebbero le casse dello Stato e, soprattutto, la dignità umana di tante vittime di un sistema che spesso non funziona.