La priorità è tutelare il popolo. No a un’altra Libia in Venezuela. Parla il presidente della Commissione Esteri, Petrocelli: “La linea da seguire è quella delle Nazioni Unite”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

“L’Italia ha posto il veto perché di Libia e di Siria ne abbiamo già avute abbastanza”. Il presidente della commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli (M5S), spiega così la posizione italiana sulla crisi in Venezuela.

Gli Usa, e, in Europa, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito tra gli altri, si sono schierati con Guaidò. Qual è la posizione dell’Italia sulla crisi venezuelana?
“Abbiamo ribadito più volte che il primo interesse del Governo italiano è la salvaguardia del popolo e della stabilità della società venezuelana, il rispetto del diritto internazionale, del multilateralismo e della Carta delle Nazioni Unite. In sintesi: non ingerenza negli affari interni degli altri paesi, rispetto della sovranità di ogni stato membro, rispetto del principio di autodeterminazione di ogni popolo. La posizione dell’Italia nella crisi venezuelana segue questi principi”.

L’Italia ha posto il veto in sede Ue per impedire il riconoscimento di Guaidò da parte dell’Europa. Ma così non si rischia di restare isolati?
“L’Italia ha posto il veto perché di Libia e di Siria ne abbiamo già avute abbastanza. Frasi come “Assad deve andarsene”, “Gheddafi deve andarsene” venivano dette dai presidenti Usa di turno e ripetute dai vari Stati membri dell’Ue. La storia successiva la conosciamo troppo bene. E quindi, per rispondere alla sua domanda, no non rischiamo di restare isolati perché seguiamo e seguiremo la linea delle Nazioni Unite”.

A tal proposito, il Presidente Mattarella ha chiesto scelte condivise da parte dell’Ue. Visto che gli altri leader hanno già riconosciuto Guaidò, ritiene che il Colle stia facendo pressione sul Governo perché faccia altrettanto?
“Rifacendomi alle sue parole, ritengo che il negoziato sia la scelta per la volontà popolare e la richiesta di democrazia; i diktat e l’ingerenza straniera possono produrre violenza, uso della forza e sofferenze della popolazione civile del Venezuela”.

Il leader chavista ha ringraziato il Governo pentastellato per la “solidarietà dimostrata” in riferimento al veto. Rischia di passare il messaggio che, appoggiando un leader tanto discusso come Maduro, l’Italia sembri molto più vicina a quella della Russia e della Cina che a quella del resto dell’Occidente, non crede?
“Azioni di solidarietà con il presidente del Venezuela da parte di movimenti e partiti sono arrivate da tutto il mondo e anche da Roma. Non si riferiva al governo come qualcuno ha voluto insinuare. Ricordo che nel febbraio del 2018, anni di negoziati a Santo Domingo naufragarono proprio al momento della firma. Ecco, io credo che bisogna ripartire per scongiurare un momento come quello e l’Italia farà di tutto perché la situazione non degeneri in un bagno di sangue indotto dalle interferenze straniere”.

M5S e Lega chiedono entrambe elezioni presidenziali, esprimendo una posizione di neutralità ma con importanti distinguo. Ce li può spiegare?
“La linea è quella della Carta delle Nazioni Unite, del multilateralismo e della pace. Era facile essere contro la guerra in Libia dopo il 19 marzo del 2011. Difficile era esserlo prima e denunciare prima quel crimine in violazione della nostra Costituzione, del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Dopo la distruzione della Libia, dopo la scomparsa del principale alleato italiano nel Mediterraneo e dopo il tremendo smacco subito dall’Italia era facile essere contro. Milioni tra morti e profughi e il welfare migliore dell’Africa polverizzato. Credo che sia molto più utile in questo caso avere memoria storica, una memoria di ferro”.