La ricerca aerospaziale è un fiasco. Così Battiston è stato silurato. I progetti dell’Agenzia Spaziale e delle partecipate al palo tra debiti, conflitti d’interessi e programmi senza soldi

di Carmine Gazzanni
Politica

La decisione ha colto tutti di sorpresa: il professor Roberto Battiston non è più il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. A revocare l’incarico direttamente il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. Che la scelta abbia lasciato tutti spiazzati lo rivelano i commenti piccati non solo delle opposizioni, ma anche di alcuni esponenti M5S, a cominciare da quello del viceministro Lorenzo Fioramonti: “Non sarebbe male se decisioni che attengono allo sviluppo ed alla leadership del sistema di ricerca in Italia si condividessero anche con il viceministro”.

Resta, però, la sostanza. E per capire alcune ragioni che, verosimilmente, hanno indotto il ministro a silurare Battiston possono correre in aiuto due relazioni della Corte dei conti. Dalla prima, relativa proprio all’Asi, emerge che nell’ultimo anno preso in esame (2016) l’Agenzia ha registrato un disavanzo finanziario di competenza di 5,2 milioni di euro, tanto che “si richiama l’attenzione dell’ente sulla necessità di porre in essere le misure sul fronte delle entrate e delle spese, idonee a sanare lo squilibrio finanziario di competenza”. Un dato che fa il paio con il “risultato economico negativo” per 20,4 milioni di euro. A riguardo, registra la Corte, le componenti negative sono ammontate a 726,9 milioni (a fronte di 705 “componenti positive”), aumentate di 78,5 milioni rispetto al dato del 2015.

IL VERO DISASTRO – Ma il colpo al cuore per l’Asi in questi anni è stata la sua principale partecipata, il Cira, Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, di cui è socio di maggioranza al 47%. Il quadro dipinto nemmeno un mese è a dir poco pessimo, tra sprechi, nomine opache e conflitti d’interessi. E in tutto questo, si vede, l’Asi non ha vigilato, nonostante lo stesso Battiston abbia più volte ribadito il ruolo di controllo e coordinamento dell’Agenzia sul Cira. I giudici contabili partono da maggio 2018, quando viene approvato il bilancio 2017 e nominato il nuovo Cda. E tutti e tre i componenti “che esprimono la parte pubblica non regionale sono stati designati soltanto da Asi”. E subito emerge un quadro non proprio confacente alla mission del Centro: “Non risulta più presente alcun membro proveniente da istituzioni accademiche, nonostante la ricerca aerospaziale costituisca la vocazione istituzionale assegnata al Cira”.

C’è, però, un imprenditore del settore aerospaziale (trattasi di Maurizio Cheli), tanto che i magistrati ventilano l’ipotesi di conflitti d’interessi. Nel frattempo il nuovo direttore generale (Pierluigi Pirrelli) gode di una retribuzione più elevata del suo predecessore: 170mila euro lordi più benefit per 24mila euro che “nel luglio 2016 sono stati revocati ai dirigenti”. Ma non è finita qui. C’è anche la storia di uno dei dirigenti della società che, “pur cessato dall’incarico di Direttore Generale” continua a percepire, in forza di un accorso stipulato con il presidente pro tempore,il precedente trattamento economico da 160mila euro lordi.

Nel frattempo, però, gli impianti del centro sono fermi “per manutenzione e ripristino” dal 2014, cosa che ha comportamento l’affidamento esterno per 19 milioni “a valere impropriamente sul Prora, cioè il Programma (che gode esclusivamente di fondi pubblici per la ricerca aerospaziale). Non è un caso che la magistratura sottolinei anche che solo da quest’anno, stranamente, per le manutenzioni si sia fatto affidamento alla Consip. E in tutto questo i progetti non decollano: “Il Piano Triennale presenta criticità sotto il profilo della copertura finanziaria”.