La rottamazione è stata un’illusione. Ma i giovani non sono assenti solo dalle liste del Pd

di Giorgio Velardi
Politica

Giglio magico blindato, da Maria Elena Boschi a Luca Lotti, da Ernesto Carbone a Lorenzo Guerini e Francesco Bonifazi. Dentro pure l’ex portavoce di Matteo Renzi ai tempi di Palazzo Chigi, quel Filippo Sensi meglio noto su Twitter come @nomfup, insieme ai giornalisti Francesca Barra e Tommaso Cerno. Fuori invece i vari Nicola Latorre, Ermete Realacci, Luigi Manconi, Gianni Cuperlo. Ma non solo. I grandi assenti nelle liste del Partito democratico (Pd) in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo sono infatti i giovani. Quando ormai i giochi sembravano fatti, dopo la travagliata direzione di venerdì notte definita dallo stesso Renzi come “un’esperienza devastante”, tra i nomi che correranno è stato inserito quello del 29enne Mario Valente, candidato in Calabria nel collegio plurinominale di Cosenza.

Sarà però l’unico Under 30 del partito del Nazareno che potrebbe finire in Parlamento. A voler essere maliziosi, insomma, la sua sembra più una candidatura di bandiera fatta a mo’ di risarcimento che altro. Non è un caso che i Giovani Democratici (GD), l’organizzazione giovanile dei dem capeggiata dal 26enne savonese Mattia Zunino, abbiano l’amaro in bocca. “Per citare Guerre stellari, la candidatura di Mario è il simbolo della resistenza – dice tra il serio e il faceto Zunino a La Notizia –. Al netto di questo, ad oggi la questione generazionale è un tema pressoché assente dall’agenda di tutti i partiti, compreso il Pd. Un vuoto gigantesco, che si sarebbe potuto colmare in parte con una maggiore rappresentanza nelle liste. Noi proveremo a occupare quello spazio in autonomia mettendo in campo le nostre proposte, da supplenti, costi quel che costi”. Sperando però che queste proposte qualcuno poi le ascolti. Perché, spiega ancora il segretario nazionale dei GD, che si è astenuto al momento del voto delle liste, “il partito mi sembra distratto e non coglie la centralità della questione”.

Le colpe di questo andazzo? “Sono di tutti: sia di chi oggi è alla guida del partito sia della minoranza, che ha giocato a rimpiattino facendone una questione numerica quando invece è tutta politica. Se si va a rivedere la direzione nella quale è stato approvato il regolamento per la selezione delle candidature, è facile notare come nessuno abbia fiatato. Insomma – tira le somme Zunino –, una vicenda nella quale abbiamo offerto un brutto spettacolo, non c’è che dire”.

Per non parlare poi di quello che, complici gli infernali meccanismi del Rosatellum, potrebbe accadere dopo il voto, con lo spettro delle larghe intese Pd-Forza Italia che potrebbe concretizzarsi. A quel punto, come si comporterebbero i GD? “Sono discussioni che si apriranno la mattina dopo le elezioni – mette le mani avanti Zunino –, adesso pensiamo alla campagna elettorale e a fare il miglior risultato possibile”. Certo, è chiaro però che “noi abbiamo dei valori, delle proposte, un’idea di Paese e una prospettiva generazionale che è incompatibile, almeno dal punto di vista dell’organizzazione giovanile, con un assembramento che tenga dentro il partito di Berlusconi ed eventualmente la Lega”, conclude Zunino.

Tw: @GiorgioVelardi

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