La rottura tra Renzi e Berlusconi rilancia il tessitore Letta. Il gran consigliere del Cav aveva previsto tutto

di Gaetano Pedullà
Politica

Se la politica è l’arte del possibile, con Gianni Letta si può largheggiare pure all’impossibile. L’eminenza di Berlusconi nei Palazzi romani del potere è il punto fermo che amici e soprattutto i nemici del Cavaliere non hanno mai potuto tirare dentro ai giochi mutevoli della politica. Un centro di gravità permanente capace però di annusare l’aria che tira. E di rivelarlo, provando a stendere un cordone di sicurezza prima ancora che il pericolo si affacci all’orizzonte. Perciò il direttore – come ancora lo chiamano tanti colleghi giornalisti ricordando gli anni in cui ha guidato abilmente il quotidiano Il Tempo – aveva provato a contenere una tendenza troppo filo leghista nella definizione delle liste elettorali. Un braccio di ferro con l’altro gran consigliere di Arcore, Niccolò Ghedini, pudicamente smentito da un comunicato congiunto che le redazioni dei giornali hanno direttamente imbucato nella cassetta delle fake news.

L’accelerazione – Letta zio, altra definizione frequente per differenziarlo da Letta nipote, cioè l’ex premier Enrico, aveva compreso prima del tempo che comunque fosse finita, Salvini dal giorno dopo le ultime elezioni avrebbe lanciato un’Opa sul Centrodestra, provando a egemonizzarlo. Un processo che ha avuto un’accelerazione pazzesca per l’inatteso sorpasso della Lega su Forza Italia. E che ormai è nello stato delle cose, anche se l’impazienza potrebbe giocare qualche brutto scherzo al leader del Carroccio. La rottura di ieri sul nome di Paolo Romani, sostituito in corsa dalla sacrificanda Anna Maria Bernini, fa scoprire troppo presto la scelta di campo tra Berlusconi (e Meloni) e Di Maio. Una rottura della coalizione che per il Cavaliere – con il racconto delle sue tv e dei suoi giornali – può facilmente diventare l’ultimo capitolo della saga dei traditori, aggiornando gli avvincenti capitoli di Gianfranco Fini e Angelino Alfano.

Quel filo con Lotti – Certo la partita è tutt’altro che facile per Forza Italia, che ha molto più da perdere rispetto alla Lega se si tornasse presto ad elezioni. Berlusconi è considerato all’ultimo giro mentre Salvini ha un’autostrada davanti. Se troverà più pazienza e un Gianni Letta a consigliarlo, si prenderà naturalmente le truppe in Parlamento e soprattutto gli elettori forzisti. Per questo è probabile che la coalizione di Centrodestra si romperà, ma non oggi, costretti come sono Silvio e Matteo ad andare avanti insieme, almeno per un po’. In tutto questo Letta è stato l’uomo del dialogo con il Centrosinistra, fumo negli occhi per una Lega andata alle urne giurando di non fare mai accordi col Pd. Accordi di cui invece proprio Letta è stato tessitore, insieme al quasi omonimo Luca Lotti, riuscendo a far trapelare pochissimo persino nelle ipotesi di combinazioni per le presidenze delle Camere, come nella migliore tradizione democristiana. E d’altra parte, meglio un accordo tra nemici che avere un amico accanto impaziente di vederti tirare le cuoia per papparsi l’eredità.

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