La trappola delle sfide online. Il web fa un’altra vittima. Cercava emozioni, un ragazzo muore a Milano. La psicologa Parsi: il malessere non è virtuale

di Monica Tagliapietra
Cronaca

Non si rassega il padre di Igor Maj, non si aspettava che suo figlio potesse venire a mancare dopo una sfida finita in tragedia. È successo a Milano, dove il ragazzo sarebbe soffocato per provare l’ebbrezza di qualcosa di nuovo, di proibito, ma soprattutto, pericoloso come il blackout, cioè l’ultima moda tra i folli in cerca di emozioni forti da raccontare su internet. Dall’abisso del dark web – cioè quel mondo oscuro dove passa di tutto, dal porno al terrorismo, non è sempre scontato uscirne vivi. In quel pianeta parallelo della rete, strumento di ricerca per tanti misterioso, i ragazzi non entrano per caso. E Igor sapeva bene che il rischio era la morte quando ha finito per impiccarsi. Un pericolo di cui il padre non sapeva nulla, come ha confessato sulla sua pagina Facebook, rivelando di aver parlato col figlio di alcool, droga, motorini, salti pericolosi, ma non di questo, che era fuori dall’immaginazione.

Generazione H – Difficile immaginare che ragazzi adolescenti parlino con i genitori delle cose più private e oscure, come il sesso, la loro vita social e ancora meno di giochi incomprensibili agli adulti. Un atteggiamento normale a quella età, secondo la psicologa Maria Rita Parsi, che però nasconde un carattere introverso e un malessere che difficilmente i genitori riescono a comprendere perché non hanno gli strumenti adeguati per vedere dove si nasconde il pericolo. “Per la generazione H fare queste prove di coraggio significa essere eroi e in termini di gloria paga più internet che la vita reale” ha spiegato la Parsi. Nel dark web le vittime sono proprio i giovani che cercano in qualche modo un riscatto. Poi c’è la curiosità, la sfida con la morte e anche quella famiglia che troppo spesso invece di arginare i problemi li crea. “Queste tragedie si possono evitare solo a livello scolastico e familiare, istituendo una materia reale, seria, a scuola che preveda anche l’incontro tra insegnanti e famiglia”, ha sottolineato la psicologa.

Giochi dell’orrore – Insomma, si deve puntare di più sulle prime comunità che incontrano i ragazzi. Ed è lì che va introdotto “l’uso corretto del virtuale”. Non basta più la polizia postale e neppure le poche regole, spesso non applicate, che regolano la rete per interrompere fenomeni come il Blue Whale, un altro gioco dell’orrore che ha fatto centinaia di vittime e che ora appunto è stato sostituito col balckout. Si deve istituire una nuova cultura e ricominciare tutto da capo. “Il web è un mondo a parte dove i più possono assistere a cose atroci, violenze, abusi, stragi. Cogliere i pericoli senza avere la giusta responsabilità significa far uscire mostri o causare tragedia, ha concluso la dottoressa Parsi.

Ora la Procura di Milano ha dato mandato alla polizia postale di procedere alla rimozione di tutti i video che su internet diffondono le pratiche della cosiddetta “sfida del blackout” e si indaga per istigazione al suicidio. Una pratica assurda che a febbraio scorso ha lasciato un altro 14enne in fin di vita a Tivoli.