La Trenta disarma i missili del Pd. Stop al programma militare del Governo Gentiloni. Risparmiato mezzo miliardo ma resta da chiarire la posizione dell’Esecutivo sugli F-35

di Carmine Gazzanni
Politica

Missili nuovi di zecca per una spesa pubblica pari a circa mezzo miliardo. Questo il programma militare lanciato e approvato dal precedente Governo e su cui invece ora arriva lo stop da parte della maggioranza gialloverde. Un cambio di passo importante che consentirà alle casse pubbliche di risparmiare, da qui al 2031, 545 milioni di euro. Ma partiamo da principio. A denunciare la commessa era stata La Notizia in un articolo dello scorso 14 settembre in cui si parlava di un atto del Governo sottoposto a parere parlamentare, nel silenzio totale di media e politica. L’atto in questione faceva riferimento a un programma lanciato dall’Esecutivo Gentiloni e che la ministra della Difesa Elisabetta Trenta si era di fatto ritrovato tra capo e collo.

Una volta arrivato nelle competenti commissioni, però, l’atto è stato “sospeso”. Tutto fermo, dunque, per ora. Uno stop che non solo comporta l’evidente risparmio per lo Stato (in linea con la spending review lanciata dall’Esecutivo in seno alla Manovra), ma che dimostra come quella commessa non fosse così necessaria, come il precedente Governo voleva far credere. Nell’atto parlamentare, d’altronde, si sottolineava come “il programma ha connotazione internazionale con concrete possibilità di export sia in ambito europeo sia extraeuropeo (Qatar)”. Quasi a voler giustificare la bontà della commessa per fini economici più che strategico-militari. Ci si avvia, dunque, verso un taglio pesante delle spese militari rispetto al passato. In quest’ottica va letto anche lo stop al programma del cosiddetto “Pentagono italiano” (costo: oltre un miliardo).

Restano, a questo punto, due pratiche da risolvere su cui non c’è stata ancora chiarezza da parte del Governo. Innanzitutto, gli F-35: al di là degli annunci, nulla di definitivo è stato deciso sia in merito ai programmi già avviati sia a quelli da avviare (su cui ci potrebbe essere lo stop). C’è, poi, la delicata partita delle bombe che l’Italia vende all’Arabia e che la coalizione saudita sgancia sullo Yemen in una guerra criminale e condannata dall’Onu stessa. Alcune settimane fa la Trenta aveva chiesto lumi all’Uama, l’ufficio responsabile dell’autorizzazione all’esportazione di armi, che fa capo alla Farnesina e, dunque, a Enzo Moavero Milanesi. Nessuna risposta ufficiale, però, è arrivata dagli Esteri. Ad oggi, dunque, nessuna commessa è stata interrotta. E questo, viste le battaglie passate dei Cinque stelle, è un altro tema su cui i pentastellati non possono permettersi di perdere la faccia.