La truffa scatta con un click. Stop alla giungla sui cellulari. Boom di servizi non richiesti sui telefonini. Il Parlamento prepara una stretta sui furbetti

di Antonio Pitoni
Economia

Giochi, oroscopi e applicazioni di ogni genere. Basta un click sullo smartphone e il servizio – rigorosamente indesiderato – è servito. Ovviamente, neanche a dirlo, tutto a pagamento. Vere e proprie “truffe telefoniche”. Almeno secondo il deputato, Simone Baldelli, responsabile tutela consumatori di Forza Italia e tra i promotori dell’intergruppo parlamentare per la difesa degli stessi consumatori. Che sulla pratica scorretta di alcuni tra i più noti gestori di telefonia ha presentato pure un’interpellanza alla Camera.

Patti chiari – Per chiedere al ministro dello Sviluppo economico (Mise), Luigi Di Maio, se il Governo non intenda assumere iniziative “per tutelare i diritti di utenti e consumatori, specie quelli tecnologicamente più deboli, attraverso strumenti che garantiscano loro piena consapevolezza dell’attivazione di questi servizi a pagamento”. Magari “prevedendo meccanismi semplici, immediati e gratuiti di recesso da questo tipo di servizi in abbonamenti”. Anche perché, a sentire Baldelli, come dimostrano le “denunce di associazioni di consumatori”, sono “centinaia di migliaia” le persone (“nel 2014 sono state circa 500mila, per un giro d’affari che secondo alcuni sarebbe di decine di milioni di euro”) che “continuano ad essere vittime” di questi “abbonamenti non richiesti a servizi a pagamento”. I cosiddetti mobile vas (valued added services, ovvero servizi a valore aggiunto), “per abbonarsi ai quali”, prosegue l’interpellanza, “basta un solo click, fatto spesso in maniera involontaria o inconsapevole dall’utente”. Ma non è tutto. Le sanzioni comminate ai diversi gestori nel 2015 dall’Antitrust, sottolinea ancora Baldelli, non hanno comportato “limitazioni significative di tali pratiche”. E non finisce qui. Il sistema di doppio click per l’attivazione dei servizi a pagamento non risulta attivo o risolutivo per la maggior parte degli abbonamenti. Senza contare che “disabilitare i servizi”, risulta spesso “molto complicato, anche a causa dell’eccessivo traffico telefonico verso i call center”.

Intesa tra le parti – Come uscirne? Partendo dalla sperimentazione avviata dall’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni, a novembre 2017. “Il nuovo corso della coregolamentazione sui servizi a valore aggiunto promosso da Agcom – spiega Baldelli a La Notizia – dovrebbe essere un passo avanti definitivo in difesa dei consumatori attraverso regole condivise sugli apsetti più critici di questo tema: doppio click, call center unico e rimborsi più rapidi”.