Lasciate che i bambini vengano a me. Ma non in Cile. Il Papa caccia tre vescovi pedofili: che vergogna non sapere ascoltare le vittime

dalla Redazione
Cronaca
pedofilia

Papa Francesco da’ il via alle epurazioni nella Chiesa cilena in seguito allo scandalo degli abusi sessuali sui minori. Il 17 maggio maggio scorso i vescovi cileni avevano rimesso collettivamente i  loro mandati a conclusione dei colloqui in Vaticano. Il Pontefice ha infatti accettato la rinuncia del vescovo di Osorno monsignore Juan Barros Madrid e di altri due vescovi, quello di Puerto Montt, monsignore Cristian Caro Cordero e quello di Valparaiso, monsignore Gonzalo Duarte Garcia de Cortazar.  Lo scandalo era partito dopo le proteste dei fedeli e dei sacerdoti per la nomina a  vescovo di Osorno di Juan Barros, accusato di aver taciuto i crimini sessuali del suo padre spirituale don Fernando Karadima nella parrocchia di ‘El Bosque’ a Santiago. I provvedimenti del Papa erano attesi, e negli ultimi giorni  dati per imminenti, in particolare verso Barros, al quale negli ultimi anni Francesco aveva respinto per due volte la richiesta di lasciare la diocesi non ritenendo provate le accuse che le vittime di Karadima rivolgevano contro di lui. L’atteggiamento ‘prudente’ e ultra-garantista di papa Bergoglio nei confronti di Barros ha lasciato il campo a una ben diversa determinazione, che ha coinvolto l’intero assetto di potere della Chiesa cilena, dopo il dossier di 2.300 pagine di testimonianze raccolte dagli investigatori del Pontefice  Scicluna e Bertomeu nella loro prima spedizione in Cile e dopo l’ascolto in lunghi colloqui in Vaticano delle tre vittime Juan Carlos Cruz, James Hamilton e  Jose’ Andre’s Murillo. All’inizio di questo mese il Papa ha  incontrato in Vaticano anche alcuni sacerdoti che in passato  subirono gli abusi di Karadima. Ha anche scritto una lettera al popolo cileno, riconoscendo che “ci sono state situazioni che non sapevamo vedere e sentire. Come Chiesa non potevamo continuare a camminare, ignorando il dolore dei nostri fratelli”. “Credo che qui sia uno dei nostri principali difetti ed omissioni – ha ammesso Francesco: il non sapere ascoltare le vittime. Quindi sono state tratte conclusioni parziali, dove mancavano elementi cruciali per un discernimento sano e chiaro. Con vergogna devo dire che non abbiamo sentito e non abbiamo  reagito in tempo”. Ora le vittime sono state ascoltate.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *