Atac verso il concordato, ma la mangiatoia continua. Raffica di consulenze a E&Y per rivedere i conti. E tra i legali c’è l’ex ministro Piazza

di Stefano Sansonetti
Cronaca

Con queste condizioni di bilancio c’era da aspettarselo. Nella Capitale va facendosi sempre più consistente la voce secondo la quale l’Atac, la disastrata azienda comunale di trasporto, sarebbe destinata a finire in una procedura di concordato. Gli ultimi dettagli dovranno essere limati dal nuovo presidente e Ad della società, Paolo Simioni, che dovrà così interpretare il ruolo di garante dei numerosi creditori dell’azienda (in tutto i debiti ammontano a 1,3 miliardi). Una cosa è certa: i nuovi vertici, con la sindaca Virginia Raggi, non possono più perdere tempo. Perché in queste condizioni ogni giorno che passa l’Atac è una mangiatoia che rischia di essere usata in modo strumentale. Dallo storico delle consulenze elargite dalla società, per esempio, emergono situazioni che fanno riflettere. Si pensi alla questione contabile e ai debiti bancari.

Soldi a tutti – Il 17 febbraio del 2016 è stata assegnata a Ernst&Young una consulenza da 87.900 euro, della durata di soli 5 mesi, per il “rilascio di un indipendent business review del Piano industriale aggiornato, ai sensi dell’accordo di proroga Atac-Banche”. Il successivo 7 novembre 2016 alla stessa Ernst&Young sono stati assegnati 8mila euro per l’“estensione dell’incarico per l’aggiornamento del piano di ammortamento del prestito in scadenza con il ceto bancario”. Il successivo 25 novembre 2016, guarda caso ancora a Ernst&Young, sono stati dati 34 mila euro per un “incarico inerente un ulteriore supplemento informativo richiesto dal ceto bancario relativamente all’andamento economico gestionale al 30/9/2016”. Il tutto in un contratto della durata di sole due settimane e mezzo. Per carità, si tratta di gocce nel mare magnum dei soldi bruciati da Atac. Ma sono proprio queste “gocce” a far capire come la società sia ostaggio di tutta una serie di spese provocate dalla situazione disperata in cui versa.

Gli altri – Nella stessa ottica vanno lette le moltissime consulenze legali attribuite proprio in questi giorni. Lo scorso 5 luglio la società ha sganciato 79.800 euro all’avvocato Fabio Liparota per un non meglio precisato “mandato difensivo”. Poco tempo prima tra i consulenti legali, con parcella da 50 mila euro, è spuntato anche l’ex ministro Angelo Piazza (fu responsabile della funzione pubblica all’epoca del Governo D’Alema), anche lui reclutato per un generico “mandato difensivo”. Tra le spese figurano anche 350 mila euro che dovranno essere pagati alla nuova società di revisione (triennio 2017-2018-2019). Qui è curioso notare come le ultime tre società di revisione dell’Atac siano state Kpmg, Mazars e PwC: non proprio dei “fulmini di guerra” nell’intercettare gli scricchiolii di un bilancio che oggi rischia di franare definitivamente. Ebbene, Kpmg e PwC sono nella lista delle 7 società di revisione appena ammesse dall’azienda alla selezione finale. In più, tra le mosse disperate, l’Atac sta cercando anche una banca che gli possa comprare 36,1 milioni di crediti tributari. E’ chiaro che così non si può continuare.

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