L’Atalanta non è un miracolo, ma un esempio. E ora la Dea bergamasca sogna la Champions League

di Stefano Iannaccone
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La tentazione sarebbe quello di definirlo un miracolo. Espressione abusata di fronte a squadre di calcio che hanno un rendimento al di sopra delle previsioni. Ma nel caso dell’Atalanta è sbagliato parlare di miracolo, perché evoca un qualcosa di ultraterreno: la società bergamasca è infatti un esempio da seguire, una perfetta testimonianza di come la capacità di programmare porti benefici sul campo e anche economico. Un fenomeno tutt’altro che causato da fenomeni divini.

Il segreto è quello di Pulcinella (anche se il personaggio non è propriamente di Bergamo): puntare sulla valorizzazione dei giovani, da fare crescere in modo da trarne prima i vantaggi tecnici e in seguito quelli economici. Basta sfogliare l’elenco dei calciatori girati in prestito in serie B con l’obiettivo di riprenderseli maturi per il prossimo campionato di serie A. Il portiere serbo Boris Radunovic e il difensore albanese Berat Djimsiti stanno facendo le fortune dell’Avellino, dove sta crescendo anche il laterale ghanese Patrick Asmah. Ma nell’elenco ci sono anche baby italiani di grande prospettiva: il difensore Emanuele Suagher (Bari), i centrocampisti Niccolò Fazzi (Perugia) e Luca Valzania (Cittadella), il talentuoso esterno d’attacco Leonardo Gatto (Ascoli) e il bomber Gaetano Monachello (Ternana). E questi sono solo alcuni dei nomi più quotati a rientrare alla casa madre con le possibilità di restare in rosa nella prossima stagione.

Così la squadra allenata da Gian Piero Gasperini, mentre coltiva i suo talenti in erba, si ritrova in piena lotta per la qualificazione in Champions League, giocando un calcio piacevole: contro il Napoli ha vinto uno scontro diretto per accedere alla competizione continentale più prestigiosa. Eppure nella sessione del calciomercato di gennaio la società si è privata di Roberto Gagliardini, centrocampista atteso da un futuro luminoso, finito nella rosa dell’Inter. Nel frattempo il sodalizio di Antonio Percassi ha programmato per la prossima stagione la cessione del difensore Mattia Caldara alla Juventus, autore proprio della doppietta decisiva al San Paolo. Ma l’Atalanta non ha risentito minimamente delle operazioni di mercato, sia quelle concluse che quelle messe in programma. L’unico esito è che le cessioni hanno garantito serenità alle casse societarie. La squadra ha proseguito la marcia, anche quando un’altra stella, Franck Kessié, è stato impegnato della Coppa d’Africa. Il tecnico ha trovato subito valide alternative, pescando da una panchina ricca di giovani di talento e soprattutto valorizzati dalla fiducia che il club ha riposto in loro. Con benefici annessi per l’esempio Atalanta.