Le grane di famiglia dell’ex premier nelle primarie Pd. L’inchiesta demolisce i renziani. Zingaretti e Martina accolgono tutti

di Marco Assab
Politica

Sarebbe bello, in un mondo ideale, che le stagioni politiche si aprissero e chiudessero per ragioni squisitamente politiche. Sarebbe bello, in un mondo ideale, che la stella di un leader politico si raffreddasse e spegnesse esclusivamente per i suoi demeriti politici. Sarebbe ancora più bello, sempre in un mondo ideale, che vicissitudini riguardanti nonni, genitori, coniugi, figli, zii, nipoti, amici, cani, gatti, parrocchetti e animali domestici, di un uomo politico, fossero percepite come ben distinte rispetto all’immagine del politico in questione.

Sarebbe poi meraviglioso se i processi si svolgessero esclusivamente nelle aule di tribunale, rispettando il lavoro dei magistrati, evitando gogne mediatiche e strumentali macchine del fango. Perché, in un Paese civile e maturo, l’opinione pubblica dovrebbe avere bene a mente che la responsabilità penale è personale. E questo, sempre in un mondo incantato dove la coerenza è un valore insindacabile e irrinunciabile, dovrebbe valere per tutti, non solo per Matteo Renzi.

Ma la vicenda che riguarda i genitori dell’ex presidente del Consiglio delle ricadute politiche le avrà. Arriva infatti in un momento estremamente delicato. Ci sono le primarie del Pd, ci sono le Europee, ma soprattutto arriva in un momento nel quale Renzi, in giro per l’Italia a presentare la sua ultima fatica letteraria (Un’altra strada), sembrava dare segnali di ripresa. Tra presentazioni sold-out e il volume in cima alle classifiche, si ricavava l’impressione che questo potesse rappresentare una sorta di manifesto programmatico, in vista di un rilancio all’interno del Pd o della ipotetica fondazione di un proprio movimento. È innegabile poi che il caso, esploso nel giorno in cui la base del Movimento Cinque Stelle votava sull’autorizzazione a procedere a carico di Salvini, abbia alleggerito la pressione mediatica e popolare sul caso dei migranti della nave Diciotti.

Guardando alle primarie del Pd, sebbene l’ex segretario si sia sfilato dalla competizione, rimane comunque un punto di riferimento ideologico. Resta forte infatti la dicotomia tra l’anima erede della tradizione centrista (Dc, Margherita, Partito Popolare) e quella erede della tradizione di sinistra (Pci, Ds). Che democristiani e comunisti non possano coesistere ce ne siamo accorti negli ultimi anni quando, imponendosi la leadership centrista di Renzi, parte della sinistra del partito, fino a quel momento al timone, ha fatto le valigie. Ora, seppur fuori dalla corsa, un Renzi indebolito significa un’intera area di riferimento che perde forza.

Resta dunque da vedere se questa vicenda conferirà un ulteriore vantaggio a Nicola Zingaretti, leader dell’area di sinistra, che sembra già essere destinato a vincere contro Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Sul fronte Europee il Pd deve recuperare un gap importante. Simili bombe non contribuiscono a rasserenare l’ambiente, in un partito che in questo passaggio storico di tutto ha bisogno meno che di acque agitate. In tutti i casi da questa storia Matteo Renzi potrà uscirne in due modi: fortemente indebolito o fortemente rafforzato. Tutto dipenderà dalla sua capacità di reazione e dalla percezione che l’opinione pubblica avrà della vicenda. In altre parole, sarà determinante il messaggio che riuscirà ad imporsi: giustizia ad orologeria o normali dinamiche giudiziarie?